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Il luogo del dramma a Malters (LU). Foto d'archivio.

KEYSTONE/ALEXANDRA WEY

(sda-ats)

Ai capi della polizia cantonale e giudiziaria lucernesi non si può imputare alcuna colpa per il suicidio di una pensionata instabile psichicamente avvenuto nel marzo del 2016 a Malters durante un'operazione antidroga.

Il Tribunale distrettuale di Kriens li ha prosciolti dall'imputazione di omicidio colposo.

Il comandante della cantonale Adi Achermann e il capo della giudiziaria Daniel Bussmann hanno agito nell'ambito del margine di manovra di cui la polizia deve disporre. E l'intervento da loro deciso è stato adeguato alla situazione, ha detto il presidente del tribunale Kilian Emmenegger durante la comunicazione della sentenza oggi a Lucerna.

L'accusa rimproverava loro di non aver studiato sufficienti alternative prima di aver dato l'ordine di entrare con la forza nella casa dove la 65enne di nazionalità svizzera si era barricata per impedire che la polizia sequestrasse la piantagione indoor di cannabis del figlio. Per i due responsabili di polizia il procuratore straordinario argoviese Christoph Rüedi aveva chiesto una pena pecuniaria con la condizionale, di 240 aliquote giornaliere, e una multa di 1000 franchi a testa. La difesa voleva il proscioglimento.

I fatti risalgono all'8 e 9 marzo 2016. La polizia intendeva perquisire l'appartamento del figlio della donna a Malters, una decina di chilometri a ovest di Lucerna, perché sospettava che l'uomo vi avesse allestito una piantagione di canapa. La madre aveva minacciato gli agenti con una pistola e aveva anche sparato dei colpi in aria.

La polizia era allora intervenuta in forze, aveva fatto sgomberare gli altri appartamenti attigui e specialisti avevano trattato con la donna, anche di notte. Poi, la mattina del secondo giorno, dopo 19 ore, polizia a procura avevano mandato all'assalto un'unità speciale, che infine aveva trovato il cadavere della pensionata, suicidatasi nella stanza da bagno con una pistolettata alla testa, subito dopo aver sparato al suo gatto.

Al processo, il procuratore ha rimproverato agli imputati, coscienti che la donna avesse problemi psichici, di non aver considerato le alternative ad un intervento di forza. Inoltre, secondo Rüedi, le trattative con la pensionata erano "promettenti". I due vertici della polizia cantonale avrebbero dovuto sapere e tener conto che la madre aveva uno stretto rapporto con il figlio, e quest'ultimo avrebbe potuto convincerla a lasciare l'appartamento.

Il Tribunale distrettuale di Kriens non ha però condiviso queste valutazioni. Contro il figlio era pendente nel canton Zurigo un procedimento per delitti di droga. Inoltre egli aveva la tutela della madre e non avrebbe dovuto lasciarla sola nell'appartamento con un'arma e un impianto per produrre marijuana. Per la Corte è comprensibile che la polizia non abbia voluto implicare il figlio nell'operazione. Anche la polizia cantonale di Zurigo aveva sconsigliato questa opzione.

SDA-ATS