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Il Lussemburgo, andato a elezioni anticipate domenica, si dirige per la prima volta nella sua storia verso una sorta di coalizione di minoranza guidata dai liberali con socialisti e verdi, e che mette fuori dal governo il partito di maggioranza guidato dal premier uscente Jean-Claude Juncker.

I cristiano-democratici si ritroverebbero così all'opposizione, una prima dal dopoguerra, pur risultando essere il primo partito del paese con 23 seggi su 60. "Siamo fiduciosi che la coalizione a tre vedrà la luce", ha detto Xavier Bettel, popolare sindaco della città di Lussemburgo e leader dei liberali (13 seggi), dopo una riunione con i capolista dei socialisti (13 seggi), Etienne Schneider, al governo negli ultimi anni con Juncker, e dei verdi (6 seggi), Francois Bausch.

Spetta ora al Granduca decidere chi nominare formatore o informatore. La situazione infatti è controversa: da un lato il partito vincitore resta il CSV di Juncker, pur avendo perso 4 seggi rispetto alle ultime elezioni, mentre gli altri tre partiti insieme (DP, LSAP, Dei Greng) che vogliono governare avrebbero sì una maggioranza, ma risicata (32 seggi su 60).

L'ultimo governo di Juncker, premier da 19 anni, era stato fatto cadere a luglio su uno scandalo di 007 proprio dagli ormai ex alleati socialisti, sulla spinta di liberali e verdi. "È insolito che i partiti prendano certe decisioni prima che il Granduca abbia preso la sua", ha sferzato Juncker dopo la riunione dei tre leader di partito terminata in tarda serata. I giochi, però, sembrano ormai fatti per mettere da parte l'ex presidente dell'Eurogruppo e il suo partito, al potere senza mai interruzioni negli ultimi sessant'anni.

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SDA-ATS