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Emmanuel Macron punta all'Eliseo.

KEYSTONE/AP/THIBAULT CAMUS

(sda-ats)

"En Marche!", in Marcia verso l'Eliseo. A 38 anni, Emmanuel Macron rompe gli indugi e prende tutti in contropiede. Con il suo movimento neoliberal che vuole "cambiare la Francia" punta diritto all'Eliseo.

Per farlo, si dimette e lascia sempre più solo Francois Hollande, il presidente che l'aveva voluto giovanissimo come consigliere all'Eliseo, affidandogli poi - due anni fa - il ministero più delicato, quello dell'economia.

A otto mesi dalle presidenziali, l'addio di Macron - i cui rapporti con Hollande e con il premier Manuel Valls si erano irrimediabilmente deteriorati - sembra il colpo di grazia per il presidente in carica. Ai minimi della popolarità - attorno al 14-15% - rischia di vedersi strappare ulteriori consensi dal rampante ministro, suo ex protetto.

La notizia era nell'aria da mesi, ma Macron ha deciso di anticipare la ripresa della politica in autunno e di tenersi le mani libere. Non ha potuto annunciare oggi stesso la sua candidatura, limitandosi ad anticipare una sua "diagnosi della Francia", certamente un libro. Accompagnato da una lista di misure "per cambiare il Paese già dal prossimo anno".

"Ho toccato con mano - ha affermato oggi - i limiti del nostro sistema politico". "Oggi - ha detto sorridendo, dopo essersi presentato ai giornalisti con la moglie Brigitte (sua ex prof al liceo, di 20 anni più grande) - intraprendo una nuova tappa della mia battaglia", un impegno "incompatibile con l'appartenenza a un governo che restringe le attività alle strette competenze ministeriali".

Nel suo messaggio non ha risparmiato bacchettate al sistema politico francese, che "riduce all'impotenza", e ai colleghi di governo, che non sempre l'hanno sostenuto nei percorsi di riforma. "A volte ho fallito nel far condividere la necessità che sentivo di amplificare il nostro lavoro di trasformazione in profondità dell'economia", ha affermato, dicendosi però "fiero di essere riuscito a portare cambiamenti concreti nella vita dei francesi".

Il riferimento era alla "legge Macron", la serie di regole per "liberare" l'economia francese, sbloccare la crescita e liberalizzare alcune professioni. Osteggiato da sindacati e gauche tradizionale, sostenuto a spada tratta da riformisti e Confindustria. Nonostante non sia mai stato eletto, i sondaggi lo danno come seconda personalità politica preferita dai francesi dopo Alain Juppé.

Diplomato dell'Ena, la prestigiosa Scuola della pubblica amministrazione francese, già banchiere per Rotschild, Macron era stato fedele consigliere di Hollande fin dalle primarie 2011, dando poi un contributo fondamentale alla vittoriosa campagna elettorale socialista insieme al suo ex vicino d'ufficio Michel Sapin, da oggi ministro dell'Economia e delle Finanze.

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SDA-ATS