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Madagascar: tentato golpe militare nel giorno del referendum

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 novembre 2010 - 22:58
(Keystone-ATS)

TANANRIVO - Nel giorno in cui il Magadascar era chiamato alle urne per un referendum costituzionale, un gruppo di militari hanno annunciato di aver "sospeso tutte le istituzioni" e di "aver preso il potere". In serata la situazione pare tornata alla normalità, dopo che le forze di sicurezza hanno affrontato e disperso un migliaio di persone radunatesi a sostegno dei ribelli.
La giornata si era aperta in un clima apparentemente tranquillo con la chiamata alle urne di circa otto milioni di malgasci. Un appuntamento elettorale atteso in Madagascar da marzo dello scorso anno, quando i militari defenestrarono l'ex capo di Stato Ravalomanana e consegnarono il potere a Andry Rajoelina, l'attuale presidente dell'autorità di transizione.
A metà giornata i militari all'improvviso annunciano un golpe: riuniti in una base aeronavale vicino all'aeroporto internazionale a 15 km dalla capitale Antananarivo, una ventina di rappresentanti delle forze armate dichiarano di "avere preso il potere e di avere sospeso tutte le istituzioni, dopo 19 mesi di crisi istituzionale alquanto difficile". I "golpisti" propongono a tutti i militari e agli ufficiali presenti nell'isola di unirsi a loro e chiedono la liberazione di tutti i prigionieri politici. "Nostro obiettivo è creare un direttorio militare e avviare una fase di riconciliazione nazionale", dicono in un comunicato i militari, guidati dal generale Raoelina Rakotonandrasana e dai colonnelli Charles Andrianasoavina e Coutity.
Immediata la reazione del governo: il premier Camille Vital minimizza l'annunciato golpe, precisando che l'azione è condotta da uno "sparuto gruppo di militari". Nelle ore seguenti la situazione si fa più confusa con il colonnello Andrianasovina che dichiara insieme agli altri "golpisti" di volere prendere il controllo del palazzo presidenziale e bloccare l'aeroporto di Antananarivo.
Parallelamente un migliaio di persone si radunano nei pressi dello scalo per contestare il governo e il referendum indetto dal presidente Rajoelina. I dimostranti erigono barricate nel tentativo di impedire l'intervento delle forze dell'ordine contro i militari ammutinati, ma vengono affrontati dai gendarmi, intervenuti con decisione per disperdere la manifestazione.
Nelle stesse ore scende in campo il presidente. Rajoelina assicura che lo Stato "non rimarrà inerte di fronte agli ammutinati". Un'ora dopo il premier annuncia che la situazione è "sotto controllo". Fonti giornalistiche locali contattate dall'ANSA confermano in serata che la situazione per il momento sembra essere "tranquilla" sia nella capitale che vicino all'aeroporto.
"Si è trattato di un episodio di guerriglia urbana, tipico del Madagascar", afferma un giornalista del quotidiano Les Nouvelles precisando che lo "scalo internazionale resta aperto" malgrado la minaccia di chiusura dei militari e che attualmente sono in corso negoziati tra i "golpisti" e le forze dell'ordine. "Tutto può cambiare nelle prossime ore - dice il reporter - vedremo quello che accadrà domani".
Da qualche giorno "alcuni gruppi politici avevano chiesto ai militari di prendere il potere", dichiara la stessa fonte, aggiungendo che "tra le forze armate vi sono fazioni legate all'attuale presidente e altri gruppi leali all'ex capo di Stato".
Nei giorni scorsi non sono mancati disordini nel Paese, con tafferugli nel corso di una manifestazione antigovernativa.
Al voto di oggi sono stati chiamati quasi otto milioni di malgasci. Il referendum sulla bozza di Costituzione - destinata a sostituire quella abolita dopo la defenestrazione di Ravalomanana - è stato boicottato dai partiti d'opposizione dei tre ex presidenti (oltre a Ravalomanana, Didier Ratsirika e Albert Zafye).
Il passaggio di potere a Rajoelina, voluto dai militari nel 2009, venne definito da UE e USA un "colpo di Stato", tanto che Washington in quella occasione decise di sospendere tutti gli aiuti non umanitari al Paese dell'Africa australe.

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