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Accelera il ticchettio del conto alla rovescia dell'ultimatum lanciato dal premier spagnolo Mariano Rajoy (nella foto) al presidente catalano Carles Puigdemont.

KEYSTONE/EPA EFE/MANUEL PODIO

(sda-ats)

Accelera il ticchettio del conto alla rovescia dell'ultimatum lanciato dal premier spagnolo Mariano Rajoy al presidente catalano Carles Puigdemont, che scadrà lunedì alle 10, o al più tardi giovedì alla stessa ora.

Da ogni parte piovono pressioni di senso opposto sul 'President' sulla risposta che dovrà dare a Madrid, prima che scatti l'articolo 155 della costituzione spagnola che porterà a una sospensione dell'autonomia catalana.

Da stamattina è una continua processione nell'ufficio di Puigdemont al Palazzo della Generalità di Piazza Sant Jaume. Il President ha avviato contatti a 360 gradi con le varie anime del fronte indipendentista, prima di decidere che cosa rispondere a Rajoy.

Il premier spagnolo gli ha chiesto formalmente di dire se ha dichiarato o meno l'indipendenza della Catalogna. E se l'ha fatto, di ritrattare. Con una formula laboriosa, Puigdemont davanti al Parlamento aveva recepito il 'sì' venuto dal referendum ma ne aveva immediatamente sospeso l'applicazione per permettere un dialogo con Madrid e l'avvio di possibili mediazioni.

Le pressioni più forti arrivano dagli alleati della sinistra della Cup e dall'Anc, che esigono ora una proclamazione immediata della 'Repubblica catalana' e in senso opposto dal governo di Madrid, che esige un passo indietro.

Mentre il Pdecat di Puigdemont, con l'ex presidente Artur Mas, sembra orientarsi verso una linea di moderazione. Madrid lancia moniti e segnali d'allarme. La vicepremier Soraya de Santamaria oggi ha avvertito che se la crisi andrà avanti l'economia catalana e quella spagnola sono a rischio recessione. La crisi ha già colpito il turismo e 531 imprese hanno spostato le sedi sociali in altre parti della Spagna.

L'agenzia di rating S&P prevede una "acuta" recessione in Catalogna se il conflitto non rientra e anche per il Fmi "se dovesse proseguire il periodo di incertezza politica, questo potrebbe danneggiare la crescita".

Nell'intenso dibattito attorno a Puigdemont si è inserito anche Jean Claude Juncker, che i catalani vorrebbero come mediatore. Il capo dell'eurogoverno ha detto di non essere favorevole all'indipendenza della Catalogna anche perché "altri farebbero la stessa cosa. In 15 anni potremmo avere 98 Stati": "Già è difficile a 28, a 27 non sarà facile, a 98 sarebbe impossibile".

Il 'confessionale' del President dovrebbe continuare fino allo scadere dell'ultimatum. Secondo alcuni analisti, potrebbe rispondere che giuridicamente l'indipendenza non è stata dichiarata, in quanto subito sospesa, anche perché il Parlament non l'ha votata. Ma questo potrebbe essere visto come un'umiliazione dal campo secessionista.

Lunedì rischia fra l'altro di essere un momento di alta tensione anche per l'interrogatorio a Madrid del capo della polizia catalana Josep Lluis Trapero e dei presidenti delle grandi organizzazioni della società civile indipendentista Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, accusati di 'sedizione' per le manifestazioni pacifiche di Barcellona. Il giudice, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe ordinare il loro arresto: una decisione che rischia di infiammare di nuovo le piazze catalane.

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SDA-ATS