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Mali: liberata ostaggio franco-svizzera dopo quasi quattro anni

Sophie Pétronin in una foto fornita dopo la sua liberazione. KEYSTONE/AP sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 ottobre 2020 - 10:22
(Keystone-ATS)

Il Mali ha annunciato ieri sera la liberazione dell'ostaggio franco-svizzera Sophie Pétronin - sequestrata quasi quattro anni fa - e del politico maliano Soumaïla Cissé, nelle mani dei rapitori da oltre sei mesi.

La notizia giunge dopo che il governo di Bamako ha rilasciato un numero considerevole di jihadisti, sospetti o condannati, nell'ultimo fine settimana.

La presidenza della Repubblica dello Stato africano ha reso noto con un tweet la liberazione della 75enne Petronin e di Cissé. In seguito, da Roma è stata comunicata anche quella di due italiani, tra cui un sacerdote lombardo.

Secondo fonti locali citate dall'agenzia francese Afp, Petronin e Cissé si sono imbarcati su un aereo diretto a Bamako. Pochi i dettagli disponibili sull'operazione, definita complicata fino all'ultimo. Nessuna informazione è stata fornita sullo stato di salute dei diretti interessati.

Sophie Pétronin, nata a Bordeaux, lavorava da anni sul posto in ambito umanitario per una ONG da lei fondata quando, il 24 dicembre del 2016, è stata rapita a Gao. Gli autori farebbero parte di un gruppo jihadista associato ad Al Qaida.

Cissé, 70 anni, secondo per tre volte alle elezioni presidenziali ed ex ministro, era invece stato prelevato lo scorso 25 marzo. Il politico era impegnato nelle campagna per le legislative nella regione di Timbuctù.

L'identità dei due italiani liberati è stata confermata da un portavoce del governo maliano: si tratta di Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio. Il primo, un sacerdote della diocesi di Crema, è stato sequestrato nel vicino Niger nel settembre 2018, mentre il secondo era sparito verosimilmente durante un vacanza.

Le nuove autorità di Bamako, insediatesi a interim di recente dopo un colpo di Stato militare, nel week-end hanno a loro volta scarcerato una grande quantità di prigionieri, presentati come jihadisti. Il numero preciso non è chiaro: si parla di 100, ma anche di oltre 200.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha descritto, in una nota diffusa dall'Eliseo, la liberazione degli ostaggi come "un immenso sospiro sollievo". Petronin, in possesso della doppia nazionalità, era l'ultima ostaggio francese in giro per il mondo, mentre nel Sahel rimangono reclusi diversi altri occidentali.

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