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La Francia ha lanciato le operazioni militari in Mali perché "non può permettersi" che l'estrazione dell'uranio per l'approvvigionamento delle centrali nucleari francesi venga messo in pericolo: è la tesi del leader del Front de Gauche, Jean-Luc Mélenchon, intervistato dal quotidiano Métro.

In particolare, per l''uomo in cravatta rossa', Hollande si è lanciato nella guerra in Mali per tutelare gli interessi della Francia nella regione, in particolare in Niger, ricco di uranio. "Siamo lì perché non possiamo permetterci che gli altri Paesi della regione, e quindi l'estrazione dell'uranio da cui dipendono le centrali francesi, vengano messi in pericolo. Bisogna dirlo", avverte Mélenchon, aggiungendo: "Poi, possiamo anche dire se siamo favorevoli o contrari, ma almeno si sarà detta la verità. Per una guerra che costa 2 milioni di euro al giorno, in periodo di austerità, abbiamo il diritto di conoscere la verità".

E ancora: "Ormai non ho più l'età per credere ai trucchi mediatici del governo che assicura che l'intervento in Mali era urgente, quando invece gli obiettivi di guerra cambiano tutti i giorni. Si è cominciato col dire che si doveva fermare l'avanzata. Poi si è detto che bisognava battere i fondamentalisti islamici. E ora ci dicono che bisogna riconquistare tutto il Nord del Mali. Le zone d'ombra sono tali che uno finisce per chiedersi cosa ci sia davvero in gioco. Il governo farebbe meglio a dire la verità piuttosto che raccontarci favole da dormire in piedi", conclude Mélenchon.

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SDA-ATS