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Mali: svizzera rapita, gruppo armato disposto a liberarla

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 aprile 2012 - 18:31
(Keystone-ATS)

La donna, di nazionalità svizzera, rapita il 15 aprile scorso a Timbuktu, nel nord del Mali, si trova attualmente nelle mani del movimento armato Ansar Dine, che dopo averla strappata ai suoi sequestratori si è detto disposto a rilasciarla.

È quanto ha appreso l'agenzia afp da fonti della sicurezza. Il Dipartimento federale degli affari esteri non è finora stato in grado di confermare la notizia. Secondo una fonte "bene informata" citata dall'agenzia "afp", "Ansar Dine avrebbe respinto un'offerta di mediazione umanitaria, preferendo discutere direttamente con la Svizzera".

Un responsabile della sicurezza a Timbuktu ha spiegato che la donna è stata sequestrata "da una milizia privata che aveva l'intenzione di rivenderla ad al-Qaida nel Maghreb islamico". In un primo tempo la svizzera, da anni residente a Timbuktu, è stata portata a una decina di chilometri dalla città. Quando i rapitori hanno voluto trasferirla più lontano, elementi armati di Ansar Dine li hanno inseguiti. C'è stato uno scambio di colpi di arma da fuoco e i rapitori hanno dovuto abbandonare l'ostaggio.

Una seconda fonte ha confermato che ieri "due gruppi armati si sono affrontati nella regione di Timbuktu a proposito dell'ostaggio svizzero". "Dopo la battaglia l'ostaggio è stato sottratto al gruppo che la deteneva. Attualmente è a Timbuktu nelle mani di un altro gruppo armato, che cerca di restituirla al suo paese".

Interrogato dall'afp un collaboratore del sindaco di Timbuktu ha affermato, coperto dall'anonimato, di aver appreso che l'ostaggio "è effettivamente a Timbuktu, in mano un gruppo armato". La donna, cristiana e molto nota per il suo impegno sociale, si era rifiutata di lasciare la città dopo che Ansar Dine ne aveva preso il controllo.

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