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Per la seconda settimana consecutiva si sono svolte a Teheran alcune manifestazioni contro il presidente Hassan Rohani, al termine della preghiera del venerdì.

Cortei di alcune centinaia di persone - riferiscono testimoni locali - sono usciti da un paio di moschee della periferia meridionale della capitale, gridando slogan contro l'America e contro la politica filo-occidentale del presidente.

Non si tratta di una novità, ma il ripetersi ravvicinato di questo genere di contestazioni può rappresentare un campanello d'allarme per Rohani, accusato dai fondamentalisti di aver svenduto gli interessi nazionali senza ottenere nulla in cambio.

In Iran, una percentuale minima della popolazione - alcune statistiche ufficiose parlano del 2% - frequenta le moschee; la preghiera del venerdì è diventata ormai un appuntamento tradizionale per gli ultraconservatori.

Oggi l'Ayatollah Mohammad Ali Movahedi Kermani, che ha sostituito la Guida Suprema per il sermone nazionale, ha fatto un'arringa contro gli Stati Uniti, che "non rispettano le leggi internazionali, sostengono i terroristi dell'Isis e l'Arabia Saudita nella guerra contro la popolazione innocente dello Yemen".

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SDA-ATS