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WASHINGTON - Un fiume di dollari non basta: a questo dato si sta rassegando giorno dopo giorno l'amministratore delegato della BP, Tony Hayward, che da oltre due mesi lotta per limitare i danni ambientali ed economici causati nel Golfo del Messico dal "suo" petrolio.
Ma è una lotta che pare non avere fine. Dopo che i tecnici del gruppo petrolifero hanno comunicato di aver messo a punto tutti i dettagli per aprire sul fondo del Golfo due nuovi pozzi d'emergenza in grado - in teoria - di fermare una volta per tutto la fuga di petrolio dal pozzo originario, ecco che arriva Alex, la tempesta: ha costretto i tecnici a rinviare il loro intervento alla prossima settimana, in attesa che si calmino le acque del Golfo e nella speranza che le onde non disperdano il petrolio in misura ancora maggiore di quanto avvenuto finora.
Nonostante il gruppo abbia comunicato di aver speso finora 2,65 miliardi di dollari per cercare di contenere il greggio che continua a sgorgare dal fondo del mare, nonostante gli sforzi di tecnici, esperti, addetti ai lavori e pescatori riconvertiti in "spazzini del mare", nonostante tutto ciò il petrolio avanza, inesorabile, indifferente.
La scorsa settimana aveva raggiunto una delle spiagge più rinomate della Florida, Pensacola Beach, inducendo le autorità a chiudere un tratto di litorale lungo circa 400 metri. Oggi il petrolio ha toccato un'altra spiaggia famosa, quella di Biloxi, in Mississippi. E anche qui le conseguenze per l'industria turistica sono state immediate: la gran parte dei turisti hanno lasciato la località (famosa per i suoi casinò).
Come l'industria della pesca, così anche quella alberghiera rischia di essere messa in ginocchio in modo irreparabile dalla marea nera. Senza parlare degli effetti psicologici sulla popolazione. La scorsa settimana un pescatore si è ucciso. Molti altri, non potendo uscire in mare, hanno già perso il lavoro e non hanno entrate di alcun tipo.
Questo il drammatico quadro di un'emergenza che si va aggravando di giorno in giorno e che, nonostante tutti gli sforzi fatti, pare non avere fine. La marea nera è inarrestabile, tanto più con l'ingresso nel Golfo di Alex. I responsabili della BP hanno comunicato che a causa della tempesta l'installazione del nuovo sistema di contenimento del greggio è stata rimandata alla prossima settimana.
È per questo che diventano sempre più consistenti le voci di imminenti dimissioni di Hayward, travolto dall'indignazione del Congresso americano e dall'ira della gente del Golfo. Oggi il vicepremier russo, Igor Sechin, ha dato per certo che l'amministratore delegato della BP sta per lasciare, ma il gruppo petrolifero ha subito smentito.

SDA-ATS