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NEW YORK - Le autorità statunitensi stanno valutando l'ipotesi di un 'incendio controllato' per bloccare il petrolio che sta fuoriuscendo dalla piattaforma affondata nel golfo del Messico. Lo ha affermato il coordinatore federale delle operazioni, l'ammiraglio Mary Landry, al New York Times.
"Una decisione definitiva non è stata ancora presa - ha spiegato - ma potremmo farlo già domani. Sappiamo che ci sarebbero benefici ed effetti negativi, ma dobbiamo tener conto che la marea si sta dirigendo verso le coste della Louisiana, un'area che rappresenta il 40% delle zone umide del paese ed ha un patrimonio incredibile di piante e animali".
Secondo l'esperta, questo tipo di fuochi è già stato testato più volte: "Sappiamo che brucerebbe dal 50 al 95% del petrolio - continua - il lato negativo è che si produrrebbe un fumo denso che immetterebbe fuliggine e particolato in atmosfera".
Secondo una guida della Guardia Costiera citata dal quotidiano, uccelli e mammiferi sarebbero più in grado di resistere agli effetti dell'incendio controllato che a quelli della marea nera vera e propria, anche se i volatili che dovessero entrare nella nuvola provocata sarebbero disorientati e potrebbero avere effetti tossici, comunque inferiori a quelli da ingestione di petrolio.
"Un altro fattore di cui tenere conto però - conclude Laundry - è che il fuoco non eliminerebbe del tutto il petrolio, rimarrebbero residui in superficie e sul fondo che bisognerà comunque pulire".
Secondo l'ultimo bollettino del Noaa, per i prossimi giorni i venti dovrebbero tenere il petrolio lontano dalla costa, che però dovrebbe essere raggiunta sabato.

SDA-ATS