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Marea nera: Obama, da nuovo 11/9 spinta energia pulita

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 giugno 2010 - 20:54
(Keystone-ATS)

NEW YORK - Per l'America il disastro della marea nera è un nuovo 11 settembre: "Una crisi che cambierà per decenni la psicologia della nazione", ha detto il presidente Barack Obama, tornato oggi per la quarta volta nel Golfo del Messico prima di parlare - domani sera in prima serata - agli americani della necessità di un cambio radicale nel loro approccio all'energia.
Per Obama e per i petrolieri di Bp, attesi domani a Capitol Hill e mercoledì alla Casa Bianca, si apre una settimana cruciale. La visita di oggi in Mississipi, Alabama e domani in Florida è la prima del presidente Obama in quei tre stati dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. In Mississippi Obama ha evocato toni simili a quelli con cui il suo predecessore George W. Bush aveva esortato l'America a tornare a New York dopo le stragi di al Qaida: "Venite su queste spiagge. Non sono ancora contaminate: forse non lo saranno mai. Il turismo è il miglior modo di aiutare la gente di qui".
Al ritorno a Washington, il presidente parlerà al Paese dall'Ufficio Ovale. Il discorso è stato messo in programma alla vigilia dell'incontro con i vertici di Bp e non dopo perché "Obama vuole informare la nazione di quel che intende dire a Bp che devono fare", ha spiegato una fonte. Sarà una conversazione "franca", ha detto il portavoce della Casa Bianca, Bill Burton: materia del contendere gli indennizzi, con la richiesta americana di un fondo blindato da svariati miliardi amministrato da terzi e le operazioni di contenimento. Oggi la Guardia Costiera ha annunciato che Bp ha accelerato i tempi di recupero del greggio: arriverà a 50 mila barili al giorno a fine giugno, due settimane prima della tabella di marcia.
Per Bp si preannunciano tempi duri: il futuro dei dividendi annuali (10,5 miliardi di dollari), al centro della riunione di oggi del Board, è diventato un punto di attrito con Washington dopo che Obama ha detto che gli azionisti non dovrebbero vedere un centesimo finché i pescatori, i lavoratori del petrolio e le piccole imprese danneggiate non riescono a farsi risarcire.

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