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NEW YORK - A tre settimane dall'incidente che ha causato quella che potrebbe essere la più grande catastrofe ambientale degli ultimi anni ancora non c'è accordo sull'effettiva entità della perdita di petrolio che sta minacciando le coste degli Stati Uniti.
Il 'mantra' recitato in questi giorni dalle autorità americane, che affermano che ogni giorno finiscono in mare cinquemila barili di greggio è infatti sempre più messo in discussione soprattutto dopo che la BP ha finalmente diffuso le immagini della falla.
Ad essere messo in discussione è lo stesso metodo usato dal NOAA - l'ente meteorologico nazionale americano - per determinare la stima.
La stima iniziale fornita dalla BP era di mille barili al giorno, alzata dal NOAA a 5000 solo una settimana dopo la tragedia. I dirigenti dell'azienda britannica hanno sempre affermato che una stima è impossibile. Secondo il quotidiano però, due ricercatori del Massachussets, esperti nelle misure del flusso dei geyser sottomarini, erano stati invitati dalla BP per provare i loro strumenti sulla falla, ma sono stati all'improvviso rimandati a casa.
Ancora peggiori sono le stime, fornite dal Guardian, elaborate da un gruppo di ricercatori della Purdue university sulla base del video. Secondo Steve Werely, che ha utilizzato una tecnica chiamata velocimetria di particelle per immagini, il flusso giornaliero non sarebbe di cinquemila barili di petrolio al giorno ma di una cifra che va dai 56'000 agli 84'000.
Se questa stima fosse confermata sarebbe equivalente a un disastro della Exxon Valdez "ogni quattro giorni". "Nel video si vedono molti vortici che si formano alla fine del condotto, e ho usato un programma informatico per tracciarli e misurare la velocità con cui esce il petrolio - spiega l'esperto. Da qui è molto semplice calcolare qual è il flusso, che risulta molto più alto di quello indicato ufficialmente".

SDA-ATS