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La premier Theresa May in campagna elettorale

KEYSTONE/AP PA/STEFAN ROUSSEAU

(sda-ats)

L'incognita terrorismo pesa come un macigno alla vigilia delle elezioni britanniche dell'8 giugno.

Dopo l'attacco di sabato sera a Londra, l'ultimo di una serie nera nel Regno, le autorità hanno deciso di rafforzare la sicurezza ai seggi nel timore che qualcuno possa colpire ancora, anche giovedì, quando milioni di elettori saranno chiamati a decidere del futuro del Paese.

È un momento "critico", come ha ammesso la premier conservatrice Theresa May, che da un lato striglia polizia e 007 per le falle denunciate dai media nel prevenire gli attentati e dall'altro si impegna allo spasimo nelle ultime ore di campagna per riverniciarsi un'immagine da "leader forte" sul fronte Brexit come su quello della sicurezza.

Stando agli ultimi sondaggi, i conservatori mantengono i favori del pronostico, ma il Labour è in rimonta e il trionfo che la May pregustava giocandosi la carta del voto anticipato potrebbe ridursi a una vittoria stiracchiata. O persino peggio. Per questo la strategia della premier per il rush finale appare difensiva, volta ad evitare altri incidenti di percorso.

Oltre alle imbarazzanti retromarce sulla politica sociale, c'è da far dimenticare anche la polemica sui tagli alle forze di polizia imposti in 7 anni di governi Tory. E il sospetto che la retorica del pugno di ferro possa non bastare nella lotta al terrorismo.

Di fronte alle contestazioni ripetute del leader laburista Jeremy Corbyn e degli altri alfieri delle opposizioni, May ha tentato oggi di contenere i danni, spostando l'attenzione dalle presunte lacune della politica a quelle operative dell'anti-terrorismo, dalla polizia all'MI5, che si è lasciato sfuggire uno degli attentatori di Londra, Khuram Butt, benché fosse stato segnalato e indagato.

"Mi aspetto una revisione del loro operato come è avvenuto a Manchester", ha tuonato, invocando di fatto un'inchiesta interna. Prima di lei non aveva usato mezze misure neppure il suo ministro degli Esteri, Boris Johnson, che aveva chiesto ad agenti e 007 di "rendere conto" di quello che emerge sempre più come un fiasco.

Al tentativo dei Tories di spostare il focus della polemica, Corbyn risponde insistendo, al pari del sindaco di Londra e suo compagno di partito, Sadiq Khan, a denunciare la carenza di risorse garantite agli apparati di sicurezza da un governo che predica 'legge e ordine', ma pratica soprattutto "austerità". Al contempo il leader laburista, storico alfiere della sinistra radicale, prova a proporsi in un'immagine più istituzionale, quasi da 'premier in pectore'. Respinge come "ridicola e offensiva" l'accusa di May di essere "debole" e addirittura "anti-patriottico" nel contrastare il terrorismo.

E intanto parla già alla platea internazionale evocando sulla Brexit "un dialogo costruttivo con Angela Merkel ed Emmanuel Macron" per arrivare ad un accordo con Bruxelles evitando la linea 'hard' della May. Non solo: si dice disposto ad incontrare anche Donald Trump, agli antipodi politicamente da lui. Salvo promettere di chiedergli in una prima ipotetica telefonata da Downing Street di "riconsiderare" le accuse velenose che il presidente Usa non smette di rivolgere - in piena emergenza terrorismo - a Sadiq Khan, primo sindaco musulmano di una metropoli occidentale.

SDA-ATS

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