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Uno shock seguito da qualche minuto di silenzio. Raccontano che Silvio Berlusconi abbia vissuto così la lettura della sentenza della corte di Cassazione che conferma in via definitiva la condanna a 4 anni di reclusione. Una decisione che lo ha lasciato interdetto e come lui anche i pochissimi ammessi (i figli, Gianni Letta e gli avvocati) a palazzo Grazioli per attendere con lui la decisione della suprema Corte.

La rabbia covata in queste settimane e mai esternata per seguire la strategia imposta da Franco Coppi, viene fuori con lo stato maggiore del partito e poi in un videomessaggio in cui l'ex capo del governo dopo aver ringraziato la sua famiglia, il partito ed i militanti "per il sostegno di questi anni" spara a zero sulla magistratura, sulla sentenza Mediaset "basata sul nulla" e fa intendere che nonostante la condanna non ha nessuna intenzione di farsi da parte.

Il Cavaliere picchia a testa bassa contro i magistrati bollandoli come "irresponsabili" ed "incontrollabili". A cui, fa capire l'ex premier, va messo un freno con "una riforma della giustizia" da fare al più presto e con il nuovo partito, Forza Italia, che stando ai programmi di Berlusconi sarà battezzato nel mese di settembre: "Con Forza Italia chiederemo agli italiani di darci quella maggioranza che è indispensabile per modernizzare il Paese". Insomma, fa intendere l'ex capo del governo, che non c'è nessuna intenzione di mettersi in un angolo nonostante la pena inflitta.

Un concetto, raccontano, che il Cavaliere ha ribadito a tutti i dirigenti pidiellini riuniti a palazzo Grazioli. Insomma, nonostante il morale sotto i piedi, prepara le contromosse.

E non è un caso che nel videomessaggio diffuso in tarda serata Berlusconi non abbia per nulla aperto il capitolo sulla tenuta del governo. La rabbia era molta per prendere decisioni sul futuro.

Quello che appare chiaro è che almeno per ora il Cavaliere non ha nessuna intenzione, come detto diverse volte, di mettere in difficoltà il governo. Tanto che esponenti di prima linea come Sandro Bondi, Nitto Palma e Fabrizio Cicchitto si affrettano a chiarire che la linea sull'esecutivo non cambia evitando così che almeno per ora sia a prevalere quella dei falchi.

Un sostegno - avrebbe fatto intendere lo stesso ex capo del governo - che al momento non è in discussione ma che non è detto sia sempre così. Insomma, la strategia che prevale per ora è quella di rigettare la palla in campo avversario: far cadere il governo - è in sintesi quello che sottolineano alcuni dirigenti del Popolo della Libertà (Pdl) - non ha senso ora perchè Berlusconi decadrebbe anche da senatore.

Quello che resta da capire ora è l'atteggiamento del partito democratico. Se infatti il Cavaliere decide di non lasciare lo scranno di palazzo Madama a decidere dovrà essere prima la giunta e poi l'Aula dove si potrebbe chiedere anche il voto segreto. Decidano loro se rompere o meno l'alleanza, avrebbe osservato l'ex capo del governo più che convinto che nei prossimi giorni quelli ad essere in difficoltà saranno proprio i Democratici e le diverse anime che compongono il partito.

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SDA-ATS