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Il logo di UBS (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS

(sda-ats)

Intermediari finanziari svizzeri, in particolare le grandi banche UBS e Credit Suisse, giocano un importante ruolo a livello mondiale per quel che riguarda la mediazione di società offshore.

È quanto emerge da un rapporto dei Verdi al Parlamento europeo pubblicato ieri.

Il rapporto, che ha visto luce in seguito alle rivelazioni dei Panama Papers, si concentra sulle società che mediano fra facoltosi clienti e offerenti delle cosiddette "società bucalettere". In diversi casi si tratta di banche o aziende specializzate nel settore.

Il documento dei Verdi - pubblicato dalla "Neue Zürcher Zeitung" e in possesso anche dell'ats - oltre che sui Panama Papers (2016), si basa su dati presi da Offshore Leaks (2013) e Bahamas Leaks (2016), e contiene un totale di 24'176 mediatori. Di questi, 140 sono internazionali (con attività in più di tre Paesi).

Nella classifica di questi ultimi, creata con i dati a disposizione, le due grandi banche elvetiche si trovano in vetta: UBS al primo posto con un collegamento a 13'285 aziende offshore, Credit Suisse al secondo con 11'347. A livello più generico, la nazione con più intermediari è risultata HongKong, seguita da Gran Bretagna, Stati Uniti, Taiwan e Svizzera.

UBS e Credit Suisse, in distinte prese di posizione, hanno ricordato che esistono numerose ragioni lecite per la creazione di società offshore e che sono molto attente al rispetto della legge. UBS ha anche ricordato che dal 2010 non collabora più con aziende esterne per la creazione di queste società.

SDA-ATS

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