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Angela Merkel

KEYSTONE/AP/MICHAEL SOHN

(sda-ats)

La cancelliera Angela Merkel si è assunta, in "parte", la responsabilità politica della nuova storica sconfitta del suo partito cristiano-democratico (Cdu) alle elezioni regionali di Berlino.

L'ascesa dei populisti anti-migranti ha sbriciolato la Grande coalizione formata con i socialdemocratici della Spd.

Ma pur con un mea culpa sul passato, la cancelliera ha difeso l'attuale politica sui profughi all'origine della sconfitta e ha sostenuto che serve solo spiegarla meglio, senza cedere alle pressioni dell'ala destra del suo partito che vorrebbe una chiusura basata su valori culturali anti-islamici.

Nell'ultimo test elettorale prima della tornata di tre regionali in primavera e delle politiche del settembre dell'anno prossimo, la Cdu a Berlino ha raccolto solo il 17,6%, con un crollo di 5,7 punti rispetto alle precedenti consultazioni: il peggior risultato della storia post-bellica della città divisa e dal 1990 capitale della Germania.

Un tracollo ancora peggiore per la Spd (-6,7 punti) che, pur registrando la vittoria più debole di tutti i tempi a livello regionale, comunque si confermata prima forza col 21,6%. I due partiti non hanno però il numero di seggi necessari a proseguire la grande coalizione aprendo la prospettiva di un'alleanza della Spd sicuramente con i Verdi (15,2%) e forse la Sinistra (Linke 15,6%) ma senza la Cdu.

Oltre a un ritorno dei liberali al 6,7%, a sparigliare le carte è stata sopratutto l'Alleanza per la Germania (Afd), il partito nazionalista co-guidato da Frauke Petry che alla sua prima apparizione ha ottenuto subito il 14,2% e ormai è insediata in 10 dei 16 parlamenti regionali tedeschi: in quello del Meclemburgo, due settimane fa, aveva superato per la prima volta addirittura la Cdu proprio attaccando la politica di apertura ai migranti della cancelliera.

In questo quadro Merkel, in una conferenza indetta a Berlino rinunciando a partecipare al vertice sui migranti a New York, ha sottolineato che la sconfitta della Cdu a Berlino ha una "componente regionale" e motivi locali "ma non solo": "ovviamente mi assumo la parte di responsabilità che mi spetta come cancelliera e presidente del partito", ha detto.

"La Grande coalizione non ha più una maggioranza e ciò è molto amaro", ha ammesso. Senza nascondersi, la cancelliera ha ammesso errori nella gestione della crisi umanitaria dei migranti che l'anno scorso portò all'apertura straordinaria delle frontiere e all'ingresso in Germania di 1,1 milioni di profughi nel 2015.

"Se potessi, tornerei indietro di molti, molti anni" per evitare quello che avvenne: "a lungo non abbiamo avuto la situazione sotto controllo", ha detto Merkel che però ha definito "assolutamente corretta" la propria politica attuale. "Voglio sforzarmi" di spiegarla "con più energia", ha annunciato la cancelliera.

Pur senza sbilanciarsi sulla possibilità di una quarta candidatura alla cancelleria (a una domanda in proposito ha risposto con un sorriso), Merkel è venuta incontro alla Csu, l'ala destra bavarese che la attacca sui migranti, dicendo che "un ingresso in parte incontrollato" di profughi in Germania come nel 2015 "non deve ripetersi".

D'altro canto ha respinto le richieste della Csu che vorrebbero un tetto al numero di profughi e una selezione dei migranti privilegiando quelli cristiani: non voler "accogliere alcuno straniero, specialmente nessuna persona di fede islamica" è contrario alla costituzione, al diritto internazionale, all'etica del partito, insomma "questa linea, io e la Cdu, non la possiamo seguire".

E nonostante si levino voci critiche anche all'interno della Cdu, un autorevole quotidiano bavarese - la Sueddeutsche Zeitung - considera improbabile una fronda anti-cancelliera.

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SDA-ATS