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Resta critica la situazione al confine greco-macedone, dove nella 'terra di nessuno' sono sempre bloccati centinaia di 'migranti economici', ai quali le autorità di Skopje negano l'ingresso in Macedonia.

L'entrata è consentita da una decina di giorni solo a profughi provenienti da zone di guerra di Siria, Iraq e Afghanistan.

Migranti pachistani, iraniani, del Bangladesh, del Marocco e altri Paesi di Africa e Asia proseguono la protesta con le labbra cucite e attuando lo sciopero della fame.

A causa delle cattive condizioni del mare le navi greche hanno cancellato numerosi collegamenti, e per questo nelle ultime ore al campo di accoglienza di Gevgelja, in Macedonia, sono affluiti meno migranti.

Da parte sua, il ministro degli esteri macedone, Nikola Poposki, ha nuovamente minacciato di erigere una barriera di filo spinato al confine con la Grecia se Atene continuerà nella sua politica di far passare tutti i migranti indiscriminatamente e non accetterà di riaccogliere sul suo territorio coloro che non hanno diritto a entrare in Macedonia.

Intanto il ministro del lavoro e affari sociali serbo, Aleksandar Vulin, responsabile per la crisi dei migranti, ha annunciato oggi l'apertura entro una settimana di un nuovo centro di accoglienza a Nis, nel sud della Serbia, in grado di ospitare fino a 600 persone nel periodo invernale, mettendo a disposizione posti letto, docce, servizi igienici e pasti caldi. Vulin ha detto che negli ultimi giorni è calato il numero di arrivi al centro di accoglienza di Presevo, nel sud della Serbia al confine con la Macedonia, a causa delle cattive condizioni del mare Egeo che ha causato il blocco di numerosi collegamenti con nave fra Turchia e Grecia.

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SDA-ATS