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Nonostante una situazione allarmante, la prospettiva di un intensificarsi delle attività belliche in Medio Oriente, le aperture e gli appelli, è ancora tutta in salita la strada che l'Europa deve percorrere per dare una risposta efficace all'emergenza rifugiati.

A mettersi di traverso è ora anche la Gran Bretagna di David Cameron. Il quale ha fatto sapere di essere pronto a fare il necessario per accogliere nel Paese 15mila rifugiati siriani. Ma che non intende assolutamente dare il suo ok alla proposta di Bruxelles per introdurre un sistema di quote permanente e obbligatorio per la ripartizione, tra i Paesi membri, dei profughi che arrivano in Europa scappando dalle guerre. La stessa posizione già condivisa e ribadita dal 'blocco dell'Est' formato da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, è in costante contatto con le cancellerie dei 28 Stati membri e con i suoi più stretti collaboratori per ridurre le divergenze e limare il pacchetto di interventi che presenterà mercoledì prossimo davanti all'Europarlamento riunito in sessione plenaria a Strasburgo con l'obiettivo di raccogliere almeno il sostegno dell'Assemblea per quella che si annuncia una battaglia molto difficile con alcuni Stati membri. Una vera e propria sfida in cui è in gioco la capacità dell'Unione di rispondere alla peggiore crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale.

Già martedì 8, sempre a Strasburgo, il dossier sarà comunque sul tavolo dell'esecutivo comunitario per la discussione politica finale prima della sua adozione. E, in base a indicazioni e indiscrezioni finora emerse, non sarà un esercizio indolore, vista la complessità del pacchetto.

Juncker intende riproporre, forte del sostegno di Germania, Francia e Italia, la definizione di un meccanismo permanente e obbligatorio per la ripartizione dei profughi basato su parametri quali il Pil nazionale, gli abitanti e il tasso di disoccupazione. Chi non accetterà di aderire al meccanismo sarà sanzionato, mentre chi accoglierà i profughi dovrebbe ricevere dall'Ue un sostegno fino a 6000 euro per ogni rifugiato.

A essere 'ridistribuiti' sarebbero in tutto, almeno in una prima fase, circa 160mila rifugiati provenienti da Italia (40mila), Grecia (66mila) e Ungheria (54mila). La stessa Commissione dovrebbe poi mettere sul tavolo una lista di Paesi 'sicuri' (dove cioè la situazione interna non dà titolo a chi scappa di chiedere asilo in Europa) e un sistema per accelerare i rimpatri dei cosiddetti migranti economici.

Intanto Londra, così come Parigi, ritiene necessario intensificare l'attività militare in Siria, una prospettiva destinata, almeno nel breve termine, a incrementare il flusso dei profughi prolungando l'emergenza già in atto. A Bruxelles si scommette quindi sulla convocazione a breve di un summit straordinario 'ad hoc' dei leader europei per sbloccare un impasse che molto difficilmente potrà essere superato in occasione della riunione, anch'essa straordinaria, dei ministri dell'Interno dei 28 fissata per lunedì 14 settembre per discutere del pacchetto Juncker.

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SDA-ATS