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Alla vigilia del vertice UE-Turchia, da cui si spera arrivino progressi significativi nell'approccio europeo alla gestione della crisi dei migranti, si continua a morire nel Mar Egeo: almeno 25 persone hanno perso la vita in un naufragio.

Altre decine di persone sono state tratte in salvo da unità della Guardia costiera turca e italiana.

Intanto, la Nato ha annunciato che rafforzerà la presenza di sue navi nell'area per affiancare l'operazione dell'UE "Poseidon" nella lotta contro i trafficanti di essere umani incrociando anche nelle acque territoriali di Grecia e Turchia.

E migliaia di migranti continuano a essere ammassati davanti alla frontiera della Macedonia, Paese che ha deciso di limitare ulteriormente l'ingresso su suo territorio di profughi.

I riflettori della politica e della diplomazia sono comunque puntati sui lavori del summit. Un appuntamento cruciale da cui ci si attende - nel quadro della piena applicazione del piano d'azione concordato con l'Unione Europea - non solo un rinnovato impegno da parte di Ankara per frenare il flusso dei migranti verso la Grecia, ma anche un ok alla riammissione sul suo territorio di quanti non hanno diritto all'asilo.

Parallelamente, il vertice dovrebbe dare tutto l'appoggio necessario alla Grecia per fare fronte alla situazione venutasi a creare e che potrebbe peggiorare ulteriormente con la cosiddetta chiusura della rotta dei Balcani occidentali, obiettivo che secondo il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk è a portata di mano e consentirà di salvare gli accordi di Schengen sulla circolazione delle persone da un'implosione altrimenti difficilmente evitabile.

Da Atene il premier Alexis Tsipras ha ribadito che il suo Paese non ha alcuna intenzione di diventare un "deposito di anime" ed ha chiesto che venga dato "immediatamente" il via alle operazioni di ricollocamento dei migranti-richiedenti asilo che già si trovano sul suo territorio.

La chiusura della rotta balcanica, per quanto benvenuta e auspica, deve però necessariamente essere accompagnata da azioni di monitoraggio sulle possibili rotte alternative e dal sostegno ai Paesi che ne potrebbero essere coinvolti.

Roma, in particolare, teme che il flusso dei migranti possa prendere la strada dell'Albania e da qui quella che, via mare, porta alle coste italiane. Uno scenario già visto e che si vuole fare tutto il possibile affinché non si ripresenti.

"Sta finalmente emergendo un consenso per la definizione di una strategia unica dell'UE per affrontare la crisi", hanno riferito fonti europee al termine della riunione degli sherpa svoltasi nel pomeriggio per preparare il summit di domani. Una strategia che poggerà anche su pilastri quali la riforma di Dublino riguardante l'asilo e un rilancio concreto del sistema di ricollocamenti.

Questioni sulle quali pende però l'incognita della posizione dei Paesi dell'Est del gruppo di Visegrad. E se la Polonia sembra aver assunto un atteggiamento più costruttivo, resta ad esempio da vedere che cosa farà la Slovacchia, dove l'esito delle recentissime elezioni rischia di rilanciare posizioni ancor più intransigenti.

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SDA-ATS