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Migranti: protesta a Idomeni, in due si danno fuoco

La drammatica condizione dei migranti accampati presso Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, ha spinto oggi un gruppo di loro a inscenare una protesta culminata con il gesto estremo di due dimostranti che si sono dati fuoco.

L'atto è avvenuto al grido di 'Siamo disposti a morire qui piuttosto che tornare indietro'. Portati in ospedale, le loro condizioni non sono risultate gravi. Ma la situazione delle circa 12'000 persone della tendopoli resta terribile, con la maggior parte di loro che non ha accolto l'appello delle autorità greche per un trasferimento in una struttura più organizzata eretta poco distante dall'esercito. Nella speranza che un varco si apra nella rete che sbarra la loro strada.

Le proteste nell'accampamento sono state all'ordine del giorno da quando Unione europea e Turchia hanno raggiunto un accordo che dovrebbe rallentare significativamente il numero di migranti che tentano di raggiungere la Grecia dalle coste turche. Un accordo che prevede un rimpatrio per ogni rifugiato che arriva su suolo europeo, ma che appare molto difficile da applicare. Le operazioni, che dovevano iniziare domenica, non sono ancora partite.

L'intesa tra i 28 ed Ankara è stata da subito duramente criticata dalle organizzazioni che aiutano i migranti, che la giudicano contraria al diritto internazionale. Tra loro l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che oggi ha annunciato di voler sospendere alcune delle sue attività nei cosiddetti hotspot in territorio greco, "perché sono diventati centri di detenzione", in seguito all'accordo, ha detto a Ginevra la portavoce dell'agenzia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) per i rifugiati Melissa Fleming. La portavoce ha aggiunto che l'Onu teme oltretutto che la Grecia non abbia strutture sufficienti per processare adeguatamente le richieste di asilo. Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), dal canto suo, ha attaccato l'accordo perché non fa alcuna menzione specifica sul trattamento dei minori, che costituiscono il 40% circa dei migranti giunti in Grecia.

Nel dramma dei migranti bloccati dalla chiusura delle frontiere di diversi paesi europei lungo la cosiddetta rotta balcanica si inserisce tuttavia - come sempre - qualche gesto di speranza ed accoglienza: a Evropos, 40 km da Idomeni, un fornaio ha aperto le porte di casa a tre famiglie siriane. Dimitris Spiridis, discendente da una famiglia di profughi greci fuggiti negli anni Venti dall'Asia minore, e a sua volta emigrato all'estero per lavoro, ha aperto le porte a sei adulti e sei bambini. Lui e sua moglie dormono sul divano-letto in camera da pranzo. Spiridis ha quattro figli.

E a Idomeni c'è anche chi ha la forza di essere solidale con Bruxelles colpita dal terrorismo: è il bimbo, immortalato in una foto che ha fatto il giro del mondo, che innalza un cartello con la scritta 'sorry for Brussels', mi dispiace per Bruxelles.

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