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Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per la Migrazione

Keystone/EPA/STEPHANIE LECOCQ

(sda-ats)

La Commissione europea ha deciso di lanciare le procedure di infrazione per Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per i mancati ricollocamenti dei profughi da Italia e Grecia.

Ad annunciare i provvedimenti è il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, nel presentare la relazione di giugno sullo stato di attuazione delle 'relocation'.

Budapest: "puro ricatto"

Immediata la reazione di Budapest. È un "puro ricatto e un atto antieuropeo" da parte della Commissione europea, ha detto in Parlamento il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto dopo l'annuncio di Bruxelles.

Praga: "pronti a difenderci"

Praga difenderà la sua posizione, contro le quote sui migranti, alla luce della procedura d'infrazione di Bruxelles, anche davanti agli organi giudiziari. Lo ha detto il premier Bouhslav Sobotka. "La Repubblica ceca non è d'accordo con il sistema, anche a causa del peggioramento delle condizioni della sicurezza in Europa", ha affermato.

Ribadendo che Praga non parteciperà alla relocation, il premier ha aggiunto: "siamo pronti a difendere coerentemente questo nostro atteggiamento nell'Ue e davanti ai rispettivi organi giudiziari".

Varsavia: "rispettiamo la decisione"

"La mia opinione sull'avvio di una procedura dell'Ue contro la Polonia è decisamente negativa", ha detto dal canto suo il presidente polacco Andrzej Duda, in visita in Croazia: "La Polonia è un paese aperto", dove chi ha bisogno di aiuto può riceverlo, ma non in modo "forzato" come vorrebbe l'Ue.

Per il portavoce di governo Rafal Bochenek, la decisione di Bruxelles "va rispettata, anche se non siamo d'accordo". "La ricollocazione dei migranti non è una buona soluzione" alla crisi, ha ribadito.

SDA-ATS

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