Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Accelerare l'azione per non smantellare Schengen: si allarmano i toni in Europa sulla crisi dei profughi e in serata, a sorpresa, con queste parole Donald Tusk ha convocato un vertice europeo informale per il 12 novembre a La Valletta.

Nelle ultime ore, alle prese fra l'altro con le dispute interne, è sembrato più concitato anche il messaggio politico di una leader dai nervi saldissimi come Angela Merkel: la cancelliera ha messo in guardia da possibili "conflitti" nell'area balcanica di fronte alle liti di frontiera. E ha anche esplicitamente ribadito che l'emergenza riguarda tutti i Paesi dell'Ue, messa a rischio, superata la crisi del debito, proprio dall'attuale emergenza.

A rassicurare in parte la cancelliera tedesca sono arrivati messaggi da Zagabria e Belgrado. "Non ci sarà nessun conflitto armato nei Balcani", le ha risposto il primo ministro croato Zoran Milanovic. "Ne abbiamo tutti abbastanza di guerre in questa regione", gli ha fatto eco il collega serbo Aleksandar Vucic, affermando anzi che i Paesi dell'area sono "pronti a fare tutto il possibile non solo per mantenere pace e stabilità ma anche per far progredire e migliorare i nostri rapporti economici e complessivi".

Se i vertici di settembre e ottobre hanno "portato alcuni risultati positivi", ha scritto da parte sua Tusk nella lettera di invito ai 28 leader Ue, "la situazione è ancora molto grave" perché "il flusso migratorio continua ad un ritmo senza precedenti", tanto che "a ottobre abbiamo raggiunto il livello record di 218mila rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo". Il presidente ha ricordato che "alcuni Paesi hanno introdotto diverse misure nelle frontiere interne di Schengen", aggiungendo di aver già avvertito che "l'unico modo per evitare lo smantellamento di Schengen" è il rinforzo della frontiera esterna europea.

Per Tusk, "dovrebbero essere ritirate" le iniziative "che potrebbero condurre a ristabilire frontiere" all'interno dello spazio Schengen. Quattro, quindi, gli scopi del prossimo vertice: aumentare la cooperazione con i Paesi terzi, inclusa la Turchia, per frenare i flussi; mettere in atto le decisioni prese sulla ricollocazione dei rifugiati; la creazione di hotspot in Grecia e in Italia, con il rafforzamento delle capacità ricettive e la fornitura a Frontex e ad Easo delle richieste capacità aggiuntive; e discutere di come rafforzare efficacemente i controlli alle frontiere esterne.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS