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Solo nel 2018, risultano morte e disperse nel Mediterraneo almeno 1720 persone che cercavano di raggiungere l'Europa.

KEYSTONE/EPA EFE/CARLOS BARBA

(sda-ats)

Le traversate del Mar Mediterraneo sono diventate più pericolose che mai. Solo nel 2018, risultano morte e disperse nel Mediterraneo almeno 1720 persone, un costo umano inaccettabile". Lo rileva l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

Il recente rapporto dell'Agenzia Onu 'Viaggi Disperati' ha inoltre evidenziato come a fronte di un calo nel numero totale di persone che arrivano in Europa via mare, il tasso di mortalità è aumentato drasticamente, passando da una persona morta o dispersa ogni 42 arrivate tra gennaio e luglio del 2017 attraverso la rotta del Mediterraneo centrale a una su 18 nello stesso periodo di quest'anno.

Lo stesso rapporto rileva come un fattore determinante nell'aumento del tasso di mortalità è costituito dalla riduzione della capacità di ricerca e soccorso al largo delle coste libiche. L'Unhcr ha in più occasioni elogiato gli sforzi della Guardia Costiera Italiana, della Marina Militare e delle ong impegnate a salvare vite nel Mar Mediterraneo, e continua "a chiedere con forza che la capacità di ricerca e salvataggio sia rafforzata. Il salvataggio di vite umane nel Mediterraneo deve rimanere prioritario".

Devono poi intensificarsi e divenire più concreti, conclude l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, "gli sforzi per fornire vie legali d'accesso al territorio come i corridoi umanitari, il ricongiungimento familiare, il reinsediamento, i visti per motivi di studio o lavoro. Queste rappresentano alternative efficaci affinché le persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni, possano raggiungere un luogo sicuro senza dover ricorrere ai trafficanti e intraprendere viaggi così disperati e pericolosi".

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SDA-ATS