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Nessuno dei suoi 290 "amici" di Facebook gli fa gli auguri di compleanno e lui minaccia, attraverso la rete sociale, di ammazzarli tutti.

Il protagonista della vicenda, un ex liceale di Zurigo, 22enne al momento dei fatti (nel 2012), non è colpevole di "pubblica intimidazione", ritiene il Tribunale federale (TF), che annulla una sentenza della giustizia zurighese. Il giovane infatti, sostiene l'Alta Corte, non se l'è presa con una "popolazione".

L'articolo 258 del Codice penale contempla il reato di pubblica intimidazione, che in tedesco è reso con la formula "Schrecken der Bevölkerung", letteralmente "terrificare la popolazione". Per i giudici losannesi la cerchia di amici e di conoscenze, che si tratti di vita reale o virtuale, non costituiscono una "popolazione". Questa caratteristica vale invece ad esempio per gli abitanti di una zona determinata e per le persone che si trovano nello stesso momento nello stesso posto come un aeroporto, uno stadio o un centro commerciale.

L'ex studente era stato condannato dal Tribunale cantonale zurighese ad una pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di dieci franchi, parzialmente sospese condizionalmente.

La frase intimidatoria risale al marzo 2012, giorno del compleanno del giovane adulto. Non avendo ricevuto nessun augurio per l'anniversario, l'uomo annunciò a tutti gli "amici" di Facebook che l'avrebbe fatta loro pagare. "Non è una questione di cortesia, ma di rispetto e onore", scrisse il liceale, che concluse l'iscrizione con un'onomatopea dal chiaro significato, "Pow!!!!Pow!!!!Pow!!!!", e un avvertimento: "nessuno ora vi può più proteggere".

Una compagna di scuola del 22enne informò il direttore del liceo, che a sua volta segnalò il caso alla polizia. Il giovane fu arrestato ed ha passato 21 giorni in detenzione preventiva. Durante la carcerazione ha ottenuto un sostegno psicologico ed è stato sottoposto ad una perizia, che lo ha giudicato "non pericoloso".

In prima istanza, davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo, il giovane aveva definito la sua azione uno "scherzo sconsiderato" che ha fatto ridere i compagni di scuola. Il presidente della corte, pur ammettendo che si è trattato di una colpa "non grave", era giunto alla conclusione che le affermazioni del giovane erano "idonee a spaventare molte persone".

Nella decisione pubblicata oggi il TF rinuncia a stabilire se le minacce formulate su Facebook potessero effettivamente impaurire o terrificare i destinatari del messaggio.

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SDA-ATS