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Ministro libico: Svizzera non prende crisi sul serio

BERNA - La Svizzera "non prende sul serio" la crisi con Tripoli per la vicenda di Hannibal Gheddafi: lo afferma il ministro degli esteri libico Moussa Koussa in una intervista alla "Liberté" di Friburgo. Koussa se la prende soprattutto con l'omologa elvetica Micheline Calmy-Rey, accusata di rifiutare qualsiasi soluzione, ed evoca un coinvolgimento della presidente della Confederazione Doris Leuthard.
"Da Tripoli si ha il sentimento che il governo svizzero non prenda questa crisi sul serio e non abbia la minima volontà di trovare soluzioni, il che spiega il deteriorarsi dei rapporti", denuncia il ministro. A suo avviso, Micheline Calmy-Rey "non vuole saperne" di un tribunale arbitrale che faccia luce sulle circostanze dell'arresto del figlio del colonnello Muammar Gheddafi nel luglio 2008 a Ginevra. I tre giudici internazionali del tribunale dovrebbero in particolare determinare "chi è l'aggredito e chi è l'aggressore".
L'istituzione del tribunale era prevista nell'accordo firmato il 20 agosto 2009 a Tripoli dal presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz, ma sospeso il 4 novembre dal Consiglio federale in seguito al "rapimento", avvenuto il 18 settembre, dei due ostaggi svizzeri Max Göldi e Rachid Hamdani, che risiedevano all'ambasciata elvetica. L'idea sarebbe stata rilanciata in febbraio nell'ambito degli sforzi europei di mediazione, ma una dichiarazione d'intenti al riguardo non è stata firmata.
"Inoltre non capiamo perché la Svizzera e la Libia non possano discutere al più alto livello", prosegue Koussa: "Perché non abbiamo contatto con la presidente della Confederazione? Che ha la Svizzera da nascondere? Perché il parlamento elvetico non vuole indagare sugli sbandi del governo a proposito del non rispetto delle regole diplomatiche?".
Dopo l'incontro tra Koussa e Micheline Calmy-Rey il 19 febbraio a Madrid, "la Svizzera temporeggia e tenta di guadagnare tempo", continua il ministro libico. Peggio ancora, "con la lista vergognosa della Svizzera sui visti Schengen, la vostra ministra oltraggia lo Stato libico". "Questa lista - aggiunge - è un enorme errore, non solo per la Svizzera, ma per tutta l'Europa, che pure fatica a comunicare con il nostro paese".
Moussa Koussa, considerato molto vicino a Muammar Gheddafi, esclude implicitamente l'idea di una grazia concessa dal numero uno libico a Max Göldi. L'ostaggio elvetico, trattenuto da ormai più di 600 giorni in Libia, "è stato giudicato e deve scontare una pena di quattro mesi di carcere (per "soggiorno illegale", ndr). In seguito sarà liberato", afferma il ministro.

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