La Russia ha un nuovo premier. Mikhail Mishustin, per dieci anni a capo del Fisco, ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo governo e ha subito promesso di rilanciare la malandata economia russa.

Cala così il sipario sull'epoca Putin-Medvedev, ma di certo non sull'era Putin. Anzi, con le dimissioni di Dmitri Medvedev dalla carica di premier e la riforma costituzionale presentata ieri alle Camere riunite, il leader del Cremlino sembra puntare piuttosto al potere a vita.

La Duma oggi ha approvato a larga maggioranza la proposta di Putin di affidare la guida del governo a un funzionario sconosciuto ai più. Mishustin, 53 anni, laureato in tecnologie informative, Ph.D. in economia, fu scelto nel 2010 come capo dell'Agenzia delle Entrate dall'allora premier Putin e in questi anni pare abbia fatto bene, aumentando il gettito fiscale con l'introduzione di nuovi servizi online.

Ora che è premier, promette "veri cambiamenti", assicura che la sua priorità sarà "l'aumento dei redditi reali" e sottolinea che il governo deve "riottenere la fiducia" degli imprenditori. Ai deputati ha detto che l'aumento dei salari e degli aiuti sociali annunciato da Putin è sostenibile, anche se costerà allo Stato ben 65 miliardi di dollari in quattro anni.

Sono stati proprio i problemi economici a ridurre al minimo il rating di approvazione dell'ormai ex premier Dmitri Medvedev. Lo storico alleato di Putin ha fatto da scudo al leader del Cremlino assumendosi la responsabilità di alcune riforme sgradite agli elettori. Ma paga anche le accuse di corruzione rivoltegli dal dissidente Alexey Navalny, che ora punta il dito anche contro il nuovo premier Mishustin sostenendo che dal 2010 al 2018 sua moglie abbia misteriosamente guadagnato 11 milioni di euro pur senza avere apparentemente "aziende di successo".

Mettendo da parte Medvedev, Putin cerca anche di evitare brutte sorprese alle parlamentari del 2021, fondamentali per la transizione del potere che ha in mente. Nel 2024 termina infatti il secondo mandato presidenziale consecutivo di Putin e la Costituzione vieta al leader russo di ricandidarsi. Putin è al potere da vent'anni ed è la seconda volta che si trova davanti a questo muro. Nel 2008, non potendosi presentare per un terzo mandato di fila, lasciò per quattro anni la poltrona di capo dello Stato a Medvedev riservando per sé quella di premier.

Nel 2012 tornò però al Cremlino e si scambiò di posto con Medvedev che passò alla guida del governo. La corsa del tandem questa volta pare essersi fermata. Putin ha affidato a Medvedev un incarico creato apposta per lui: quello di vice capo del Consiglio di sicurezza. Ma per molti si tratta solo di un paracadute dorato. Ora Putin pensa a come aggirare il limite dei due mandati consecutivi. Cancellarlo gli costerebbe pesanti accuse di autocrazia. Lo zar ha quindi ideato un piano di riforma costituzionale e lo ha presentato come un modo per "rafforzare la democrazia", chiedendo pure un referendum per legittimarlo.

Ha detto di voler aumentare i poteri del Parlamento, del premier e del Consiglio di Stato, riducendo, ma non troppo, quelli del presidente. Molti analisti suppongono però che Putin si ritaglierà un ruolo che gli consentirà di restare il vero leader indiscusso del Paese. Resta da capire quale.

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