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Mistero cattedrale Nantes, libero sospetto ruandese

L'incendio di sabato nella cattedrale gotica dei Santi Pietro e Paolo a Nantes. KEYSTONE/AP/Romain Boulanger sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2020 - 07:38
(Keystone-ATS)

L'incendio di sabato alla cattedrale di Nantes resta un mistero: dopo la decisione dei magistrati di rilasciare e scagionare Emmanuel, un ruandese a rischio di espulsione che faceva il sacrestano, prevale l'ipotesi del corto circuito di un contatore elettrico.

Il fermo, operato ieri in mattinata, si è concluso a tarda sera. Il ruandese, 38 anni, rifugiato in Francia da alcuni anni ma in difficoltà per il rinnovo della carta di soggiorno, aveva fornito spiegazioni che non avevano convinto gli inquirenti. A fine pomeriggio, fermo prolungato, poi la decisione di liberare l'uomo e scagionarlo da ogni accusa.

Secondo fonti vicine all'inchiesta, l'uomo avrebbe ricevuto proprio qualche giorno fa un'ingiunzione di abbandonare immediatamente il territorio francese. Non aveva lavoro e risiedeva in un alloggio sociale.

"Vi confermo il rilascio", ha annunciato il procuratore della Repubblica, Pierre Sennès, in serata. Per Sennès, gli inquirenti seguono anche, con l'aiuto di un'equipe di esperti arrivata da Parigi, la pista del corto circuito.

La pista della causa accidentale, spiega il procuratore, è avvalorata nonostante "fra il grande organo" andato completamente distrutto e "gli altri due inneschi" ci sia lo spazio di "due terzi della cattedrale". Si ignora se le tre origini delle fiamme siano state concomitanti o successive, ma erano certamente tutte vicine a centraline elettriche o contatori. Uno di questi contatori è al centro dell'attenzione dei tecnici, fortemente sospettato di aver provocato un corto circuito che si è poi trasmesso a catena alle altre due centraline.

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