Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

TEL AVIV - Israele è nella bufera - sul fronte internazionale, ma anche su quello interno - dopo il cruento blitz di ieri contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi in navigazione verso la Striscia di Gaza, costato la vita ad almeno 9 militanti, perlopiù turchi. Un'azione sulla quale il Consiglio di sicurezza dell'Onu - al termine di una riunione fiume non priva di schermaglie fra Turchia e Usa - ha intimato "un'indagine rapida, imparziale, autorevole e trasparente", condannando la perdita di vite umane.
Il bilancio finale di parte israeliana dà conto di 9 morti e almeno 45 feriti fra gli attivisti della 'Mavi Marmara' - la nave turca che era alla testa del convoglio di aiuti e che è stata teatro del bagno di sangue - oltre a sette militari. I reduci, dirottati ieri nel porto di Ashdod (a sud di Tel Aviv), sono stati separati fra loro, in regime di isolamento. I feriti sono piantonati negli ospedali, mentre gli altri sono stati avviati all'espulsione: 48 hanno accettato di firmare il provvedimento amministrativo per un immediato rimpatrio di autorità, mentre altri 480 si sono rifiutati di farlo per protesta e sono ora in stato d'arresto in attesa di sentenze di espulsione dei tribunali previste nel giro di circa 72 ore.
Da Tel Aviv, sede del dicastero della Difesa, il viceministro Matan Vilnai ha intanto avvertito che Israele non intende recedere dalle restrizioni imposte alla Striscia di Gaza fin dall'avvento al potere degli islamico-radicali di Hamas (nel 2007) e non consentirà neppure in futuro il passaggio di navi straniere cariche di aiuti o materiale. A dispetto delle critiche e delle accuse di queste ore, che non s'interrompono. Come conferma la risoluzione del Consiglio di Sicurezza (con annessa richiesta di rilascio immediato degli attivisti e di riconsegna dei cadaveri degli uccisi): imbarazzante per lo Stato ebraico, sebbene resa più sfumata nella versione finale dall'intervento americano. O ancora il coro di denunce che sale dall'Europa, oltre che dai Paesi musulmani, dai palestinesi e dagli arabo-israeliani chiamati oggi a una giornata di sciopero generale carica di tensione. Il leader iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha colto a sua volta l'occasione per addossare a Israele l'intenzione di una nuova offensiva massiccia contro la Striscia di Gaza, dove frattanto, stamane, due palestinesi sono stati uccisi in un'ennesima sparatoria di confine.
La stampa israeliana, dal canto suo, non manca di mettere oggi il governo di Benyamin Netanyahu e i vertici militari sul banco degli imputati. Molti giornali, come Yediot Ahronot, si concentrano sui presunti errori tecnici del blitz. Ma sulle colonne del progressista Haaretz compaiono anche dure condanne politiche, contenute in un editoriale che chiede apertamente un ripensamento del blocco di Gaza e in numerosi commenti al vetriolo: da quello dello scrittore e attivista di sinistra Yossi Sarid, che giunge a definire "sette idioti" i membri del gabinetto di sicurezza ristretto israeliano guidato da Netanyahu; a quello del più moderato Ari Shavit, di solito filo-governativo, che questa volta non solo punta l'indice contro i due ministri-ex capi di Stato maggiore Ehud Barak e Moshe Yaalon, ma avanza persino un mezzo paragone fra la strage della 'Mavi Marmara' e lo storico episodio della nave 'Exodus', carica di profughi ebrei, respinta senza pietà dalla marina inglese nel 1947 in quello che oggi è ricordato come l'inizio della fine del mandato britannico sulla Palestina.

SDA-ATS