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TEL AVIV - Alla vigilia del summit di Sharm al-Sheikh (Egitto) con il presidente palestinese Abu Mazen, il premier Benyamin Netanyahu si accinge ad optare per una "colonizzazione al rallentatore" che da un lato acquieti le apprensioni dei ministri nazionalisti del suo governo e che dall'altro non provochi una crisi nelle trattative con l'Anp.
Secondo la stampa odierna alla fine di settembre, al termine della moratoria di dieci mesi nei nuovi progetti edili ebraici in Cisgiordania, Netanyahu adotterà tacitamente la politica elaborata dal suo predecessore Ehud Olmert (Kadima): ossia di una costruzione annua di circa duemila unità abitative per coloni, il 90 per cento delle quali in zone omogenee di insediamento ebraico in Cisgiordania.
Ieri Netanyahu ha detto ai ministri del Likud che 19 mila unità abitative "sono sul tavolo". Da un lato, ha aggiunto, Israele non accetterà un congelamento totale delle costruzioni, ma dall'altro - ha precisato - non è necessario realizzare tutti i progetti. "Fra 0 e 1 ci sono opzioni intermedie" ha rilevato.
La proroga del congelamento dei progetti edili ebraici in Cisgiordania è una delle richieste prioritarie di Abu Mazen. Netanyahu, da parte sua, ribadirà domani a Sharm el-Sheikh la richiesta che da parte palestinese venga riconosciuto il carattere ebraico di Israele, nel contesto di accordi definitivi di pace.

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SDA-ATS