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Sullo sfondo della crisi più seria nei negoziati fra israeliani e palestinesi, dall'ennesima ripresa del processo di pace partorita questa volta dall'amministrazione Obama, nessuno sembra voler pensare che la vicenda sia chiusa e vada archiviata con un nuovo flop.

Tant'è che stasera l'inviato americano Martin Indyk - dopo che la Casa Bianca si è detta "delusa" dagli ultimi sviluppi, bollando come "controproducenti" le azioni "inutili e unilaterali" attribuite in questi giorni sia agli israeliani sia ai palestinesi - si appresta a rivedere nella notte a Gerusalemme i negoziatori di entrambe le parti: Tizpi Livni e Itzhak Molho da un lato, Saeb Erekat dall'altro. Il tentativo appare quello di riannodare in extremis i fili di una trattativa in stallo.

A non chiudere la porta è stato del resto per primo l'Olp che oggi - dopo aver approvato ieri all'unanimità la decisione del presidente Abu Mazen di richiedere, in sfida a Israele, l'adesione a 15 trattati internazionali - ha messo nero su bianco che "il processo negoziale non è finito". Sosteniamo"gli sforzi Usa", assicurano i vertici palestinesi, e restiamo "legati all'impegno dei nove mesi che terminano il 29 aprile". Mentre in campo torna anche la Lega Araba che si riunirà il 9 aprile.

Ma neppure il governo israeliano si chiama per ora fuori: se il ministro Uri Ariel, della destra nazionalista di 'Focolare ebraico', ha accusato Abu Mazen di aver con la sua mossa "sputato su tutti" e bloccato così le trattative, il ministro degli esteri Avigdor Lieberman si è mostrato più morbido. "Non so - ha ammonito - se questa crisi sia vera oppure artificiale. Conosceremo la risposta in uno-due giorni. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per sostenere un accordo. La palla è ora nel campo dei palestinesi". Come a dire: aspettiamo e vediamo. Una linea politica che sembra essere, pur nel silenzio del premier Benyamin Netanyahu, quella ufficiale.

Al partito dei nervi saldi provano a iscriversi intanto gli Usa: lo stesso John Kerry ieri sera da Bruxelles aveva avvertito di non trarre conclusioni precipitose sul processo di pace nonostante l'annuncio di Abu Mazen e la conseguente decisione di cancellare la sua visita in programma a Gerusalemme.

SDA-ATS