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Il leader nordcoreano Kim Jong Un e il fratellastro Kim Jong Nam

KEYSTONE/AP/WONG MAYE-E, SHIZUO KAMBAYASHI

(sda-ats)

La polizia malese ha arrestato un cittadino nordcoreano, il primo dei quattro sospettati di aver svolto un ruolo nell'omicidio di Kim Jong-nam, il fratellastro maggiore del leader di Pyongyang Kim Jong-un, avvenuto lunedì mattina all'aeroporto di Kuala Lumpur.

I dettagli dell'operazione sono stati riassunti in un breve comunicato: l'uomo è stato rintracciato venerdì sera a Selangor, vicino alla capitale, e gli è stata ritrovata una carta "i-Kad", tessera di riconoscimento data dal governo malese ai lavoratori stranieri residenti. Ri Jong-chol, questo il nome, ha 46 anni.

Il quotidiano New Straits Times ha riportato che la polizia sta per identificare gli altri nordcoreani: il gruppo avrebbe studiato per un anno abitudini e spostamenti di Kim Jong-nam.

L'ambasciata nordcoreana a Kuala Lumpur ha tentato invano di incontrare Ri. Due funzionari si sono recati nel pomeriggio alla stazione di polizia dove si riteneva fosse detenuto per scoprire che era stato invece trasferito pochi minuti prima.

L'episodio ha aggiunto altra tensione ai rapporti tra Malaysia e Corea del Nord, divenuti turbolenti negli ultimi giorni. In piena notte, l'ipotesi della seconda autopsia sul corpo di Kim Jong-nam, visto che la prima di mercoledì non ha chiarito le cause del decesso, ha mandato su tutte le furie l'ambasciatore Kang Chol: "Rigetteremo in modo categorico l'esito dell'autopsia condotta unilateralmente senza la nostra presenza", ha scandito il diplomatico leggendo una nota e denunciando "un complotto politico" e di "forze ostili". Ha accusato la Malaysia di aver "violato le elementari leggi internazionali e le leggi consolari" negando la presenza di rappresentanti nordcoreani.

Il vice ministro della Sicurezza interna, Nur Jazlan Mohamed, ha ribattuto sono "le regolari procedure. La polizia deve capire le cause della morte e decidere i passaggi seguenti". Il diritto a richiedere il corpo spetta alla famiglia. In caso contrario, potrebbe essere anche affidato all'ambasciata.

Un altro fronte rischia inoltre di aprirsi, questa volta tra Pechino e Pyongyang. La Cina, l'alleato storico, ha annunciato lo stop all'import di carbone dalla Corea del Nord per tutto il 2017, in base a un comunicato sul sito web dal ministero del Commercio.

La misura, operativa da domani, punta a rafforzare le sanzioni dell'Onu dopo i test balistici e nucleari. La risoluzione Onu 2321, varata dal Consiglio di Sicurezza il 30 novembre dopo la quinta detonazione atomica di settembre 2016, aveva preso di mira l'export di materie prime, tra cui rame, nickel, argento, zinco e carbone che, nel comparto, è la maggior fonte di valuta estera per la Corea del Nord. All'export di carbone la risoluzione fissò un tetto annuo di 400,9 milioni di dollari (o 7,5 milioni di tonnellate).

Pechino ha mantenuto la posizione prudente sulle intemperanze del Nord: l'irritazione, secondo gli osservatori, sarebbe netta sul nuovo missile a medio raggio testato a sorpresa domenica e sull'assassinio di Kim. A Macao risiede la sua famiglia dove gode della protezione del governo cinese, secondo l'intelligence di Seul che ha sempre considerato Kim Jong-nam l'opzione possibile della Cina per guidare la Corea del Nord in caso di collasso del regime di Kim Jong-un.

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SDA-ATS