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Il noto alpinista svizzero Ueli Steck (nella foto a sinistra) è morto questa mattina. Aveva 40 anni.

KEYSTONE/PETER KLAUNZER

(sda-ats)

Il noto alpinista svizzero Ueli Steck è morto questa mattina.

Il 40enne è rimasto vittima di un incidente durante una perlustrazione in vista di un tentativo di record sul Monte Everest, ha detto all'ats uno degli organizzatori della spedizione confermando informazioni di "The Himalayan Times".

Steck - conosciuto anche con il soprannome di "Swiss Machine" - si era recato in Nepal a inizio aprile. La sua idea era quella di scalare due delle più alte vette al mondo nel giro di 48 ore: prima l'Everest (8848 metri), poi il Lhotse (8561 metri). Per rendere le cose ancora più impegnative, la scalata dell'Everest avrebbe dovuto essere effettuata attraverso il difficile passaggio chiamato Hornbein Couloir.

Mingma Sherpa della "The Seven Summits Trecks", azienda che ha aiutato a organizzare la spedizione, ha spiegato che al momento dell'incidente Steck si trovava da solo. Il sinistro è avvenuto fra il primo e il secondo campo base, quando l'alpinista è precipitato nel vuoto per oltre 1000 metri. Il corpo è già stato recuperato.

Il bernese era celebre per le sue rapide scalate in solitaria. Nel 2008 è riuscito a risalire le Grandes Jorasses (1200 metri di parete), nel massiccio del Monte Bianco, in 2 ore e 21 minuti, quando una cordata classica impiega due giorni.

Il noto alpinista era più volte andato vicino alla morte, come in Tibet nel 2014, quando durante una spedizione verso la cima del Shishapangma (8027 metri) due dei cinque partecipanti - un tedesco e un italiano - hanno perso la vita per una valanga.

Steck, nato a Langnau (BE) il 4 ottobre 1976, era di formazione carpentiere. Cresciuto in una famiglia appassionata di sport, a 12 anni si è unito al Club alpino svizzero. Appena maggiorenne ha scalato la parete nord dell'Eiger (3970 metri).

SDA-ATS

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