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In Siria l'Isis è "quasi all'angolo", "panico e diserzione" si diffondono tra i militanti e "circa 600 mercenari sono già in fuga verso l'Europa": è il trionfante bollettino di guerra del Cremlino dopo soli 4 giorni di raid aerei

Sono oltre 60 gli attacchi e più di 50 le infrastrutture del Califfato distrutte. Un bilancio che, al netto della possibile propaganda, rischia di mettere in imbarazzo la coalizione anti Isis guidata dagli Usa, le cui incursioni aeree hanno portato ben scarsi risultati dopo un anno e mezzo, senza fermare l'avanzata dei jihadisti.

Ma l'Occidente rinnova le sue accuse a Mosca di colpire anche i ribelli moderati anti-Assad, due gruppi dei quali - secondo il Washington Post - avrebbero già chiesto al Pentagono armi antiaeree. "I russi stanno sostenendo il macellaio Assad, peggiorando davvero la situazione", ha denunciato il premier britannico David Cameron, dopo che il suo ministro della difesa Michael Fallon aveva lamentato che solo un raid russo su 20, pari al 5%, ha come obiettivo le postazioni dell'Isis. Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è irritato, e ha annunciato che chiederà a Putin di rivedere i suoi piani, di cui Ankara è la prima a pagare il prezzo.

Intanto, spuntano i primi bollettini delle vittime civili dei raid russi: almeno 39, compresi otto bambini, secondo l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), oltre a 14 miliziani (12 dell'Isis e 2 del Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaida). Sarebbero invece oltre 50 secondo la coalizione nazionale siriana dell'opposizione, che in un incontro ha chiesto al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon una posizione "più forte" e la condanna dell'uccisione dei civili nei raid russi.

La stessa coalizione ha inoltre gelato le speranze di nuovi negoziati a Ginevra con Assad, annunciando in un comunicato che non parteciperà alla nuova iniziativa proposta dall'inviato dell'Onu, Staffan de Mistura: pur ribadendo il suo "impegno a raggiungere una soluzione politica al conflitto", essa pone come condizione che venga "esplicitamente dichiarato che il capo e le colonne portanti del regime non possano avere un ruolo nel processo politico", perché hanno "le mani macchiate del sangue dei siriani".

Nell'impasse della via diplomatica, tiene banco quella militare, con la svolta dei raid russi, che Mosca intende "intensificare", ribadendo di essere "pronta a cooperare con tutti gli Stati interessati". "Da mercoledì l'aviazione russa ha effettuato più di 60 attacchi in Siria contro oltre 50 infrastrutture dell'Isis", tra cui posti di comando, depositi di munizioni, campi di addestramento e bunker, anche vicino a Raqqa, la roccaforte del Califfato, ha reso noto oggi il generale Andrei Kartapolov, vice capo dello stato maggiore russo.

"Siamo riusciti a ridurre significativamente il potenziale militare dei terroristi. Nei loro ranghi sono cominciati il panico e la diserzione, circa 600 mercenari dell'Isis hanno abbandonato le loro posizioni e tentano di fuggire in Europa", ha aggiunto, evocando forse il boomerang di una minaccia che potrebbe riguardare anche la Russia, da dove sono partiti per la Siria oltre 2000 simpatizzanti dei jihadisti.

Mosca ha tenuto inoltre a far sapere di aver informato in anticipo Washington e i suoi partner dei raid, raccomandando agli americani di sospendere i loro voli nelle zona degli strike russi e suggerendo non senza sarcasmo di ritirare tutti i loro istruttori, consiglieri e specialisti "pagati dai contribuenti americani". "Gli americani ci hanno risposto che in quelle zone non c'è nessuno tranne i terroristi", ha assicurato Kartapalov, vantando una presunta sorta di disco verde da parte Usa.

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SDA-ATS