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Un meccanismo per prevenire conflitti accidentali tra gli eserciti dei due Paesi in Siria, come quello che stanno concordando Usa e Russia.

È il risultato incassato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, volato a Mosca per ottenere garanzie dal leader del Cremlino Vladimir Putin sul rafforzamento militare russo in Siria e illustrare le sue preoccupazioni sui rischi che alcuni armamenti finiscano nelle mani di Hezbollah.

Oltre appunto al pericolo di possibili incidenti con le forze israeliane, a terra ma anche nei cieli, dove hanno cominciato a volare i primi droni russi di ricognizione. Secondo fonti dell'amministrazione Usa inoltre, la Russia ha dispiegato nell'area anche 28 aerei da combattimento.

Putin ha rassicurato il suo ospite, sottolineando gli "speciali" legami con Israele, dove "vivono molti emigrati dall'ex Urss", e ricordandogli che "tutte le azioni della Russia nella regione saranno sempre molto responsabili".

Netanyahu, che non vedeva Putin dal novembre 2013 e che ha informato del suo viaggio gli Usa, era accompagnato dal capo di Stato maggiore gen. Gady Eisenkot e dal capo dell'intelligence militare Hertzy Halevi: circostanza insolita ma che conferma anche la natura concretamente militare dei colloqui.

Quando è stato ricevuto dal presidente russo nella sua residenza fuori Mosca di Novo-Ogariovo, Netanyahu non ha nascosto i suoi timori. "Sono qui perché la situazione della sicurezza diventa sempre più complessa ai nostri confini settentrionali", ha esordito, ricordando che "negli anni e in particolare nei mesi recenti Iran e Siria hanno armato l'organizzazione terroristica islamica Hezbollah con armi avanzate, contro di noi, e che per anni migliaia di razzi e missili sono stati sparati contro le nostre città".

"Nello stesso tempo - ha proseguito - l'Iran, con l'aiuto dell'esercito siriano, sta tentando di aprire un secondo fronte terroristico contro di noi dalle alture del Golan", che Israele ha sottratto a Damasco dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967 e di fatto annesso nel 1981.

L'obiettivo di Israele, quindi, è "prevenire questi trasferimenti di armi" e la creazione di questo secondo fronte, assicurandosi inoltre che "non ci siano fraintendimenti tra le nostre forze", ha spiegato Netanyahu, confidando nel fatto che i due Paesi si sono sempre trattati "con reciproco rispetto anche quando abbiamo avuto divergenze". Putin ha replicato che ritiene infondati i timori israeliani ma si è dimostrato comprensivo e aperto alla collaborazione.

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SDA-ATS