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Fin dall'800 gli impressionisti avevano iniziato a guardare alla città, con i suoi viali affollati. Ma erano stati poi i futuristi a rimanere affascinati da quel suo traffico che si presagiva sempre più intenso, tanto da configurare nuove esigenze nella vita quotidiana. A questi artisti è dedicata una mostra aperta dal 24 marzo al 15 luglio a Villa Olmo e nella Pinacoteca Civica di Como per approfondire l'ispirazione che gli artisti del secolo passato hanno tratto dalla città moderna.

Umberto Boccioni l'aveva interpretato nel dipinto "La città che sale", di cui viene esposto un disegno preparatorio. Anche Mario Sironi aveva guardato alle periferie urbane con le loro fabbriche. Ma era stato da Antonio Sant'Elia, il famoso architetto futurista comasco, del quale sono esposti numerosi disegni, a concentrare la sua fantasia sugli edifici del futuro. Anche i cubisti francesi avevano seguito la stessa ispirazione, come dimostra un dipinto di Fernand Leger proveniente dal Museo di Filadelfia. La mostra esamina anche i progetti de i maggiori architetti dei decenni successivi, come lo svizzero Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Yona Friedman, Walter Yonas, Arata Izozaki ed il gruppo inglese di Archigram, arrivato ad immaginare addirittura città sospese.

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SDA-ATS