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PARIGI - Mettere in evidenza le similitudini tra le opere tardive di Claude Monet (1840-1926) e quadri di autori astratti del dopoguerra e qualche grande contemporaneo, come Mark Rothko, Jackson Pollock, Joan Mitchell, Sam Francis o Maria Elena Viera: è lo scopo della mostra "Monet et l'abstraction" aperta da oggi al museo Marmottan di Parigi, nell'ambito di un anno dedicato al pittore a 170 anni dalla sua nascita e a 30 anni dall'inaugurazione del suo famoso giardino di Giverny, secondo sito più visitato in Normandia dopo il Mont Saint-Michel.
Un anno che culminerà nella grande e attesissima retrospettiva di oltre 200 opere del padre dell'impressionismo, la prima dal 1980, al Grand Palais di Parigi dal 22 settembre.
Monet e l'astrazione, organizzata con il museo Thyssen-Bornemisza di Madrid che l'ha presentata da febbraio a maggio nella capitale spagnola, permette di scoprire il pittore come un precursore della modernità. Vassily Kandinsky, uno dei fondatori dell'astrazione, afferma la commissaria della mostra Paloma Alarco, "é uno dei primi a interpretare Monet da un punto di vista astratto". Il pittore russo fu catturato dalla visione delle celebri 'Meules' dipinte da Monet, in mostra al Marmottan accanto ad un Kandinsky del 1914, 'Image avec trois taches'. Ma è attorno al 1950 che Monet è realmente riscoperto dai capofila dell'espressionismo astratto americano.
'Impression, soleil levant' del 1873 è esposta accanto a un olio di Rothko, 'Le pont japonais' (1918) di Giverny accanto alle gouaches di Pollock. Joan Mitchell, dice la commissaria, è l'artista che si è più avvicinata alle ultime astrazioni liriche di Monet e nella sua opera 'Peinture' (1956-1957) le similitudini con le Ninfee del 1917 sono evidenti. Fino al 26 settembre.

SDA-ATS