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Muore un'altra donna stuprata, proteste in tutta l'India

Manifestazioni si sono tenute in tutta l'India (nella foto Bhopal). Keystone/EPA/SANJEEV GUPTA sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 01 ottobre 2020 - 20:38
(Keystone-ATS)

L'India ha vissuto oggi l'ennesima giornata di tensione, dopo la scoperta della morte di un'altra giovane donna, anche lei violentata e brutalizzata in Uttar Pradesh, a 500 km dal villaggio della "vittima di Hathras".

Donne, gruppi di femministe, studenti, attivisti dei diritti umani sono scesi a migliaia in strada chiedendo giustizia e sicurezza per le indiane. "Ieri e oggi sono due giorni neri nella nostra storia", "fate cessare la violenza assassina contro le donne", sono stati gli slogan più ripetuti.

Secondo quanto si è appreso solo questa mattina, la nuova vittima, una 22enne, anche lei appartenente alla casta dei Dalit, gli ex "intoccabili", qualche giorno fa sarebbe stata rapita, violentata e lasciata agonizzante davanti alla porta di casa nel distretto di Balrampur. La sconvolgente notizia è arrivata alla stampa solo questa mattina: la Polizia afferma di aver già arrestato due indiziati dell'assassinio.

A esacerbare gli animi sono arrivate, col sapore di una provocazione, le dichiarazioni di Prashant Kumar, comandante della polizia dell'Uttar Pradesh: Kumar ha fatto sapere che, secondo l'autopsia del laboratorio di scienze forensi dell'ospedale di Delhi in cui è morta, la "vittima di Hathras" non avrebbe subito violenza sessuale, ma solo un'aggressione fisica. "La verità è stata falsata per disturbare l'armonia sociale e creare violenza tra le caste", ha insistito Kumar.

A questo proposito Hamza Malik, presidente dell'associazione dei medici del J.N. Medical College di Delhi ha sottolineato che "l'autopsia legale è stata condotta dieci giorni dopo l'aggressione, un periodo lungo, nel quale ferite alle parti intime possono scomparire".

Molte proteste sono sfociate in arresti: a Delhi un centinaio di manifestanti, ottanta dei quali ragazze, sono stati arrestati. In Uttar Pradesh, che è lo Stato più popoloso del paese e con il più alto tasso di criminalità, il governatore Yogi Adityanath, monaco indù e politico molto vicino al premier, ha fatto proibire ogni manifestazione e chiuso i confini.

Numerosi attivisti, che cercavano di violare i blocchi, sono stati picchiati, mentre Rahul e Priyanka Gandhi, che avevano avviato una marcia nonviolenta per raggiungere a Hathras la famiglia della prima ragazza, una 19enne morta dopo due settimane di agonia, sono stati fermati dalla polizia e ricondotti nella capitale: "il governatore ha la responsabilità morale di questa situazione e si dovrebbe dimettere", ha detto la Gandhi.

La piaga degli stupri è uno degli aspetti più sconvolgenti dell'India contemporanea: secondo gli ultimi dati del National Crime Record Bureau, ogni giorno avvengono in media 87 stupri. Ma molti di più sono quelli non denunciati. Non solo: nonostante l'inasprimento delle condanne, che, dopo il caso di Nirbhaya - la studentessa brutalizzata su un bus a Delhi nel dicembre del 2012 e morta per le ferite - prevedono anche la pena capitale, nel 2019 si è registrato il 7% in più di stupri rispetto all'anno precedente.

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