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"La maggior parte dei migranti a bordo del peschereccio che ha fatto naufragio in Libia non potevano salvarsi" perché erano chiusi nella stiva. Lo ha detto il procuratore di Catania Giovanni Salvi in una conferenza stampa sul naufragio.

Secondo quanto ha riferito un sopravvissuto sentito a Catania - ha aggiunto Salvi - "il peschereccio aveva tre livelli e i due inferiori, dove c'erano centinaia di migranti, sono stati chiusi prima della partenza per non farli uscire".

Comunque il numero delle vittime "è una cifra da prendere con cautela" perché riferita da testimoni che "non hanno fatto verifiche, uno ha detto che erano 950, altri 700". In questo momento personale del servizio centrale operativo della polizia di Stato di Roma e della Squadra mobile di Catania è sulla motovedetta Gregoretti a Malta per sentire come testimoni i sopravvissuti.

Ad ogni modo secondo Salvi "le modalità operative con le quali oggi le Marine italiane ed europee, nell'ambito di Frontex e Triton" intervengono nel soccorso ai migranti "sono certamente meno efficaci rispetto a Mare Nostrum, anche dal punto delle indagini". Con Mare Nostrum, ha spiegato il procuratore, sulle navi della Marina erano presenti anche degli investigatori "e questo consentiva già nell'immediatezza la possibilità di avviare indagini e identificare gli scafisti, cosa che ora non è più possibile".

Inoltre per Salvi il dispositivo attuale per soccorrere i migranti, "che si basa sostanzialmente sull'intervento delle navi mercantili, può provocare un non adeguato intervento di soccorso": il soccorso in mare richiede infatti "elevata professionalità".

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SDA-ATS