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Navalny, c'è Putin dietro il mio avvelenamento

Navalny non ha dubbi in merito alle responsabilità del suo avvelenamento. KEYSTONE/AP sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 01 ottobre 2020 - 13:08
(Keystone-ATS)

L'oppositore russo Alexei Navalny accusa il presidente Vladimir Putin di essere dietro al suo avvelenamento. Lo ha detto in un'intervista alla rivista tedesca Der Spiegel. Dura la replica di Mosca, che lo ha tacciato di lavorare con la Cia.

"Io affermo che c'è Putin dietro questo crimine, non ho altre versioni di quel che è successo", dichiara Navalny, secondo un estratto dell'intervista che verrà pubblicata integralmente più tardi.

"Non senti dolore, ma sai che stai morendo", ha raccontato Navalny parlando del momento in cui il veleno ha iniziato a fare effetto. Ha quindi detto che intende tornare in Russia: "Il mio compito è ora restare senza paura. E io non ho paura".

"Non farò a Putin il regalo di non ritornare in Russia. Non tornare vorrebbe dire che Putin ha raggiunto il suo scopo. Il mio obiettivo è ora tornare in forma prima possibile, così potrò rientrare", ha ribadito Navalny.

Navalny ha anche riferito dei suoi progressi: "Sto molto meglio. Prima non riuscivo a fare più di 10 gradini, adesso posso salire a piedi fino al quinto piano. La cosa più importante è aver ripreso le mie facoltà mentali". "Anche se forse nel corso di questa intervista ciò potrebbe esser smentito", ha aggiunto ironico. Dal risveglio dal coma, però, non riesce a dormire senza sonniferi.

La reazione del Cremlino non ha tardato ad arrivare. Le accuse del blogger sono state bollate come "offensive, infondate e inaccettabili" dal portavoce Dmitry Peskov. "Sappiamo che gli specialisti della Cia stanno lavorando con lui in questi giorni", ha aggiunto. "E non è la prima volta che gli vengono date varie istruzioni".

Dello stesso tenore l'avviso del presidente della Duma russa, Vyacheslav Volodin, che ha accusato Navalny di servire gli interessi delle autorità e dei servizi di sicurezza dei Paesi occidentali. Volodin in precedenza aveva definito l'avvelenamento di Navalny una "provocazione" dei servizi di intelligence occidentali, in particolare "degli Usa".

"Tutti - dai piloti, ai medici e al presidente - hanno sinceramente lavorato per salvargli la vita. E solo una persona indecente può fare affermazioni del genere", dice il sito web della Duma, citando il commento di Volodin sull'intervista a Der Spiegel.

Sulla vicenda si è espresso anche il Consiglio Europeo, di cui oggi è previsto un vertice, che "condanna il tentativo di assassinio" di Alexei Navalny con il Novichok e chiede la "piena collaborazione" delle autorità russe per assicurare un'indagine internazionale imparziale. Lo si legge nella bozza delle conclusioni che sarà sul tavolo dei leader europei questo pomeriggio.

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