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Nave Costa: conferme contro comandante nave

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 gennaio 2012 - 21:33
(Keystone-ATS)

Altri co-responsabili, probabilmente altri indagati. Non esclude sviluppi collaterali l'inchiesta sul naufragio della Costa Concordia e sullo scellerato "inchino" davanti al molo dell'Isola del Giglio del 13 gennaio. Le prime indagini confermano in modo deciso le accuse contro il comandante Francesco Schettino, in carcere a Grosseto per omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono della nave. Ma gli inquirenti "fanno verifiche" sulla catena di comando della nave e, per le prossime mosse, aspettano l'esito dell'interrogatorio di Schettino domani dal giudice.

Sono una ventina di persone in plancia, sentite (o da sentire) da carabinieri e guardia costiera; ad ora il primo ufficiale, Ciro Ambrosio, risulta indagato con le stesse accuse del suo comandante. Il terzo ufficiale fu sentito subito venerdì sera. Sentito il vicecomandante della nave. "Se ci saranno altri indagati ve lo faremo sapere", ha promesso ai giornalisti il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio che non esita a mandare a picco la posizione di Schettino. "È stato inescusabile, ha fatto una manovra spregiudicata", ha chiosato anche oggi Verusio: "l'idea che ci siamo fatti nell'immediatezza del fatto sta trovando conferme". Conferme per la responsabilità della rotta finita contro uno scoglio segnalato sulla mappa nautica: "Era lui alla guida della nave - ha ripetuto ancora Verusio - Quando c'è stato l'impatto contro lo scoglio, Schettino era in plancia".

Così per l'abbandono della Concordia mentre a bordo una folla immensa di crocieristi e membri dell'equipaggio era nel panico. "Abbiamo la certezza che il comandante abbia lasciato la nave" in piena emergenza, ha ancora detto Verusio. E poi il sospettabilissimo ritardo nell'avvisare la capitaneria mentre la nave si inclinava repentinamente e imbarcava acqua da due squarci laterali lunghi decine di metri. O i macigni del pericolo di fuga e di inquinamento delle prove, due sospetti che hanno convinto a disporre il fermo in carcere su cui domani il gip Valeria Montesarchio terrà l'udienza di convalida.

Schettino al suo avvocato Bruno Leporatti, che ha passato il pomeriggio in procura dopo averlo incontrato in tribunale, ha detto di voler rispondere al giudice. Schettino domani dirà che dopo l'impatto con lo scoglio ha fatto una manovra di emergenza per avvicinare, accostare la nave all'isola e salvare così "centinaia di vite umane", agevolando così i soccorsi. Chissà se sarà creduto. La nave non era governabile, aveva i locali motore invasi dall'acqua ed era in balia delle correnti: secondo la guardia costiera Schettino non poteva manovrare. E comunque il procuratore Verusio ha spiegato che "abbiamo temuto la sua fuga, abbiamo pensato potesse sottrarsi alle sue responsabilità. Il comandante navigando da molti anni ha toccato vari porti in tutto il mondo e avrebbe potuto fuggire ovunque".

Per non dire delle prove: ancora di più della fuga, la procura temeva potesse contattare i suoi ufficiali e concordare la versione dei fatti, inquinandole. Per ricostruire anche le fasi di emergenza e di soccorso carabinieri, guardia costiera e guardia di finanza stanno affrontando un lavoro improbo: centinaia di testimoni verbalizzati tra equipaggio - moltissimi stranieri che devono rimanere a disposizione della magistratura -, crocieristi e soccorritori. Anche l'ex comandante della Costa, Mario Palombo, 78 anni, che sentito come testimone in procura ha detto che "l'inchino non era per lui". Anche un maître di un ristorante di bordo. Nei faldoni che verranno confezionati alla procura di Grosseto, ogni versione dei fatti diventerà tassello di una verità-puzzle.

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