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Nazionale: accordo fiscale, no rinvio, ma momento di riflessione

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 giugno 2013 - 13:12
(Keystone-ATS)

Le deliberazioni in procedura urgente alle Camere federali sull'accordo tra Berna e Washington, che permetterebbero alle banche svizzere di cooperare con le autorità Usa senza violare il diritto elvetico, riprenderanno quando se ne saprà di più sul contenuto di questa intesa. Questo il succo della mozione d'ordine di Susanne Leutenegger-Oberholzer (PS/BL) approvata oggi per 100 voti a 90 dal Nazionale, dopo che la Camera aveva respinto (64 voti a 57) una proposta di rinvio ad un'altra sessione di questo dossier presentata da Thomas Aeschi (UDC/ZG).

L'oggetto rimane all'ordine del giorno, ha precisato subito dopo il voto la presidente della Camera Maya Graf (Verdi/BL). Questa mozione rischia di scompaginare l'agenda del Consiglio federale che vorrebbe mettere in vigore la legge - della durata di un anno - il primo luglio. Da qui la scelta di ricorrere alla procedura urgente.

Nelle intenzioni della consigliera nazionale Leutenegger Oberholzer, che ha ribadito le critiche espresse ieri dal suo gruppo parlamentare, è impossibile esprimersi con cognizione di causa su un accordo di cui si sa troppo poco e quel poco che si sa sono speculazioni. L'esponente socialista ha tuttavia chiesto di non stralciare l'oggetto dalla lista delle trattande, come preteso dall'UDC.

A nome del PLR, Gabi Huber (UR) ha criticato entrambe le mozioni, specie quella dei socialisti che, a suo avviso, equivale ad un rinvio puro e semplice del dossier. Per la Huber, queste tergiversazioni non faranno migliorare il progetto governativo, mentre l'offerta fatta dagli Stati Uniti alle banche rischia di cadere nel vuoto.

A nome del Partito borghese democratico (PDB), Hansjörg Hassler (GR) ha difeso la procedura urgente scelta dalla ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf: le banche sono con le spalle al muro ed è nell'interesse del paese trovare al più presto una soluzione a questa vertenza che va avanti da troppo tempo. Se non decidiamo ora rischiamo di destabilizzare gli istituti di credito con conseguenze inimmaginabili. Hassler ha citato il caso della banca Wegelin.

A nome dell'UDC si è espresso Christoph Blocher, che ha difeso la mozione di Thomas Aeschi (ZG/UDC) per lo stralcio del dossier dall'agenda dei lavori. Anche per l'ex ministro di giustizia e polizia non si può votare su qualcosa che non si conosce a fondo, e che presenta aspetti problematici a livello legale.

Peggio ancora: la soluzione dell'urgenza è un'imposizione degli Stati Uniti i quali ci dicono "ciò che dobbiamo fare e dire". Il consigliere nazionale ha invitato i colleghi a non farsi ricattare e a non creare un precedente: in futuro l'Italia, la Francia e la Germania potrebbero pretendere un trattamento analogo a quello concesso agli Stati Uniti.

Al voto, la Camera ha preferito la mozione socialista, che sebbene preveda un congelamento della procedura, non auspicava il rinvio puro e semplice dell'intesa con Washington. Anche l'UDC ha sostenuto la mozione del PS.

La palla passa adesso al Consiglio federale, che finora non ha aperto bocca sui dettagli dell'intesa con gli Americani, come d'altronde preteso da quest'ultimi.

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