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Il Consiglio nazionale ha respinto le proposte del campo rosso-verde di allargare le maglie sull'asilo, consentendo per esempio la presentazione di domande alle ambasciate svizzere all'estero. Il dibattito prosegue.

Quest'ultima richiesta equivarrebbe a un ritorno al periodo precedente il 2013, quando la Svizzera era l'unico Stato europeo a conoscere questa prassi.

Il campo rosso-verde ha provato oggi ad andare controcorrente, tentando di inserire nella legge una possibilità cancellata da un voto popolare. I fautori di questa soluzione si sono appellati alla necessità di evitare che i migranti si mettano in viaggio, con tutti i rischi connessi come dimostrano i drammi che si verificano nel Mediterraneo, affidandosi a persone senza scrupoli.

Pur riconoscendo la sensatezza della proposta, la maggioranza del plenum teme che le rappresentanze elvetiche vengano preso d'assalto qualora la Svizzera dovesse reintrodurre questa possibilità.

Un simile passo, hanno sostenuto sia il consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI) che la consigliera federale Simonetta Sommaruga, sarebbe pensabile solo coordinandosi con gli altri Paesi europei, per evitare che le nostre rappresentanze vengano sommerse dalle richieste d'asilo. Al voto, la proposta rosso-verde è stata respinta per 131 voti a 59.

Anche l'UDC è uscita con le ossa rotte dalla prima serie di votazioni. Ogni tentativo di inasprire le condizioni per ottenere asilo, in particolare anche per i minorenni, è stato spazzato via.

Bocciata (139 voti a 53) pure la proposta del consigliere nazionale Hans Fehr (UDC/ZH), con cui chiedeva il rinvio puro e semplice verso il Paese sicuro di provenienza di quei migranti che tentano di varcare il confine illegalmente, ma vengono intercettati alla frontiera.

Stando a Romano, che ha ricordato il caso di Chiasso, questa proposta è di difficile applicazione, soprattutto alla luce della passività in materia da parte delle autorità italiane. I migranti non registrati andrebbero rimandati indietro, ma non sempre è possibile.

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SDA-ATS