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Sì all'estensione alla Croazia dell'accordo sulla libera circolazione delle persone. Il Consiglio nazionale ha approvato oggi - con 122 voti a 64 - la ratifica del protocollo aggiuntivo in materia, firmato dalla Svizzera a Bruxelles all'inizio di marzo.

C'è stata la sola opposizione dell'UDC. Il dossier va agli Stati.

Il Consiglio federale è ancora alla ricerca di una soluzione per applicare l'iniziativa contro l'immigrazione di massa senza violare l'accordo di libera circolazione delle persone. Le discussioni con Bruxelles sono bloccate fino al referendum del Regno Unito sull'eventuale uscita dall'Unione europea, previsto il 23 giugno.

Come detto, solo l'UDC si è opposta alla ratifica, ritenendola incompatibile con l'articolo costituzionale accettato dal popolo il 9 febbraio del 2014. Anche il Consiglio federale era di questo avviso dopo la votazione e ha cambiato idea spinto da Bruxelles, ha affermato Roger Köppel (UDC/ZH), accusando Simonetta Sommaruga di sedersi con leggerezza sulla Costituzione.

In segno di disappunto nei confronti delle dichiarazioni del deputato democentrista, la ministra di giustizia e polizia ha abbandonato l'aula, accompagnata dall'insieme del gruppo socialista.

Le ripercussioni sfavorevoli della libera circolazione sono evidenti soprattutto a sud delle Alpi, ha in seguito insistito Marco Chiesa (UDC/TI). Non è il momento di lasciare la porta aperta a giochi di prestigio, ha aggiunto, e di piegare le ginocchia davanti all'Ue.

La via bilaterale è un'insieme e non c'è motivo di discriminare i croati rifiutando loro la libera circolazione, ha replicato Tiana Moser (PVL/ZH). Oltretutto metteremmo a rischio gli accordi bilaterali e priveremmo la Svizzera di importanti programmi di ricerca come Orizzonte 2020, hanno ripetuto molti oratori.

Ne va del futuro della piazza scientifica ed economica svizzera: l'accordo sulla libera circolazione delle persone ha ampiamente contribuito alla crescita e al basso tasso di disoccupazione, ha da parte sua rilevato Manuel Tornare (PS/GE).

Claude Béglé (PPD/VD) ha invece parlato di "dilemma giuridico", da risolvere con il buon senso per consolidare la via bilaterale. La questione croata è a suo avviso un preambolo indispensabile alla ripresa dei negoziati con Bruxelles.

Analoga la posizione del PLR, che ha insistito tuttavia affinché il Consiglio federale non ratifichi il protocollo prima di aver trovato con l'Ue un'intesa su come applicare il nuovo articolo costituzionale. È quello che il governo intende fare, ha garantito Sommaruga.

Il via libera del Parlamento non viola ancora la Costituzione, dato che il governo deciderà il momento opportuno per la ratifica, ha ricordato la ministra. Il Consiglio federale spera di trovare un'intesa con l'Ue questa estate.

Bloccata dopo 9 febbraio

La firma del Protocollo III era stata bloccata dal Consiglio federale all'indomani del sì popolare all'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa". L'Ue aveva reagito con misure di ritorsione, prima fra tutte la sospensione della partecipazione elvetica al programma europeo di ricerca "Orizzonte 2020" (progetti per la ricerca e l'innovazione), a "Erasmus+" (scambio di studenti) e al programma Media.

Nel tentativo di rabbonire Bruxelles, il Consiglio federale ha quindi annunciato che avrebbe rispettato la libera circolazione anche senza accordo e versato alla Croazia (membro dell'Ue dal primo luglio 2013) i 45 milioni di aiuti previsti.

In questo modo, la Confederazione ha potuto essere parzialmente riassociata ai programmi europei fino alla fine del 2016. Berna ha anche concesso su base autonoma a Zagabria contingenti annui entrati in vigore a inizio luglio 2014 (50 permessi B e 450 permessi L di breve durata).

La firma del protocollo tra il Consiglio federale e l'Ue è avvenuta lo scorso 4 di marzo, dopo che Bruxelles - già in dicembre - ha dato la propria disponibilità alla ricerca di una soluzione condivisa con Berna per l'applicazione dell'articolo costituzionale sull'immigrazione di massa nel rispetto dell'accordo sulla libera circolazione.

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SDA-ATS