Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

I 22 dipendenti dell'ospedale neocastellano "La Providence", licenziati ieri con effetto immediato perché in sciopero da 70 giorni, non ci stanno e annunciano ricorso. È la prima volta che capita di essere allontanati esercitando un proprio diritto costituzionale, hanno indicato in una nota diffusa oggi.

"Le nostre rivendicazioni sono sempre state le stesse - prosegue il comunicato - ovvero il mantenimento del contratto collettivo di lavoro (CCL) del settore sanitario, il mantenimento di tutti gli impieghi e la non esternalizzazione dei servizi. In questo senso, il nostro sciopero si basa sulle condizioni di lavoro".

Secondo gli scioperanti, durante colloqui individuali la direzione avrebbe voluto far loro portare il peso di uno sciopero politico. Denunciano inoltre quelli che chiamano i "raggiri" del consiglio di fondazione per preparare il terreno all'acquisizione del nosocomio da parte del gruppo Genolier.

Lo scorso 17 dicembre quest'ultimo ha firmato un accordo - non ancora finalizzato - per assumere il controllo dell'ospedale a partire dall'inizio di quest'anno.

Ieri la direzione aveva licenziato in tronco i 22 spiegando che "non è possibile tollerare in modo indefinito un'agitazione che riteniamo illegale". La stessa aveva precisato di "non più tollerare di essere strumentalizzata nell'ambito di una lotta politica condotta dai sindacati".

Il Consiglio di Stato neocastellano è tuttavia convinto che una soluzione negoziata fra i partner sociali sia ancora possibile. In una nota oggi, il governo cantonale annuncia di voler proseguire i suoi sforzi a favore di una soluzione "consensuale". Nell'intervallo, nessun'altra comunicazione sarà fornita al riguardo.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.








swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS