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Come negli anni più recenti, anche nel 2014 i poliziotti svizzeri hanno sparato in pochi casi: più esattamente undici volte. Lo comunica oggi la Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera (CCPCS), precisando che la tendenza alla diminuzione dell'uso delle armi da fuoco è dovuta, tra l'altro, ad una migliore istruzione degli agenti ed alla diffusione di armi da elettroshock, come i taser.

Nel 2013 la polizia aveva aperto il fuoco in nove casi e nel 2012 in dodici, mentre negli anni precedenti in ben più occasioni: 25 nel 2011 e 31 nel 2010. L'anno scorso è stato sparato più o meno lo stesso numero di volte contro persone e contro veicoli, ha precisato all'ats il segretario generale della CCPCS, Vladimir Novotny.

Alla gradita diminuzione delle sparatorie, oltre alla formazione adeguata e agli accorgimenti tattici, ha contribuito anche la dotazione di "mezzi di attacco più blandi", come, ad esempio, i manganelli tipo tonfa e le pistole per impulsi elettrici.

L'anno scorso le polizie cantonali e comunali hanno impiegato i taser in 36 occasioni, sei volte in più rispetto al 2013. In 22 casi gli agenti hanno effettivamente premuto il grilletto della pistola da elettroshock, mentre in 14 circostanze si sono limitati a puntare l'arma contro i malviventi.

La CCPCS sottolinea nella nota odierna che il ricorso alle armi da fuoco deve essere l'ultima soluzione, quando tutti gli altri provvedimenti sono evidentemente senza prospettiva.

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SDA-ATS