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I funerali in rito buddista di sei dei 16 sherpa morti giorni fa per una valanga abbattutasi in prossimità del campo base dell'Everest sono avvenuti oggi a Kathmandu in un clima di grande commozione, mentre il governo nepalese sta cercando con ogni mezzo di disinnescare la minaccia di uno sciopero che rischia di bloccare quest'anno le ascensioni alla vetta più alta del mondo.

Le bare delle vittime, per lo più giovani che erano l'unico sostegno delle loro famiglie, sono state portate in processione attraverso vari quartieri della capitale, accompagnate da monaci, parenti in lacrime e una folla di nepalesi desiderosi di manifestare la loro solidarietà.

L'enorme massa di neve, ghiaccio e roccia che si è abbattuta venerdì scorso sugli sherpa intenti a preparare il terreno per le ascensioni dei team internazionali che dovrebbero cominciare già fra qualche giorno, ha rappresentato la più grave tragedia nella storia dell'alpinismo sull'Himalaya.

Da quando fu conquistato per la prima volta il 29 maggio 1953 dal neozelandese Sir Edmund Hillary insieme allo sherpa Tenzing Norgay, circa 4.000 alpinisti hanno raggiunto la cima dell'Everest, mentre almeno 200 hanno pagato con la vita l'ambizione di riuscirvi.

Sulla scia dell'accaduto, centinaia di sherpa e membri degli staff di sostegno delle spedizioni hanno partecipato ieri ad una riunione svoltasi nel campo base della regione di Khumbu. Al termine di una accesa discussione, è stato deciso di decretare il 2014 'Anno nero dell'Everest' e di approvare un documento contenente rivendicazioni economiche e di sicurezza.

Fra queste, un forte aumento delle indennità per le vittime, il raddoppiamento del valore delle assicurazioni, la creazione di un Parco della Memoria a Kathmandu, la costituzione di un Fondo di sostegno con il 30% delle royalties pagate dagli alpinisti per scalare le montagne dell'Himalaya, e la non applicazione di misure punitive per coloro che quest'anno si rifiutassero di fissare corde e scale in questa stagione. "Se entro sette giorni il governo non approverà le nostre richieste - si legge in un comunicato pubblicato oggi dall'Associazione nepalese di alpinismo - la stagione di ascensioni 2014 potrebbe essere cancellata". Questo colpirebbe 334 scalatori di 41 paesi divisi in 31 squadre e appoggiati da uno staff di 400 persone, molti dei quali sono già sul posto.

L'autorità governativa nepalese che autorizza le spedizioni ha fra l'altro già incassato circa 300 milioni di rupie nepalesi (oltre 2,2 milioni di euro) che nel caso di annullamento della stagione dovrebbe restituire alle agenzie specializzate.

SDA-ATS