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Nessuno statuto di rifugiato ad attivista ETA (foto d'archivio)

Keystone/WALTER BIERI

(sda-ats)

A Nekane Txapartegi, un'attivista dell'organizzazione autonomista basca ETA nei cui confronti la Confederazione ha deciso l'estradizione verso la Spagna, è stato negato l'asilo politico.

La decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) è stata rivelata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung" e confermata all'ats da Rolf Zopf a nome del comitato che rappresenta gli interessi della donna.

Txapartegi ha ricorso sia contro la sua estradizione ordinata la settimana scorsa dall'Ufficio federale di giustizia (UFG) che contro la decisione della SEM.

Del primo caso dovrà occuparsi il Tribunale penale federale di Bellinzona, del secondo il Tribunale amministrativo federale e, eventualmente in ultima istanza, il Tribunale federale. L'estradizione potrà essere eseguita solo se all'attivista non verrà riconosciuto lo status di rifugiato.

La donna è stata arrestata a Zurigo il 6 aprile 2016 e incarcerata in vista di estradizione. L'attivista è stata condannata nel 2009 in Spagna a una pena detentiva di sei anni e nove mesi - poi ridotti a tre anni e sei mesi - per sostegno all'organizzazione clandestina ETA. L'imputata si era però resa irreperibile prima di scontare la pena.

Nekane Txapartegi sostiene di aver vissuto in Svizzera sotto falso nome sin dal 2009. Nel corso della procedura di estradizione ha dichiarato di essere stata condannata sulla base di una confessione estorta sotto tortura. Ha anche affermato che le autorità spagnole non hanno indagato a fondo su questi episodi.

Secondo l'UFG, la donna non è stata in grado di rendere verosimili le presunte torture subite in Spagna. Dall'esame degli atti procedurali non è inoltre emerso alcun indizio che faccia credere che la giustizia spagnola non abbia preso sul serio le accuse di tortura.

L'anno scorso diverse centinaia di persone erano scese in piazza a Berna contro l'estradizione di Nekane Txapartegi. Secondo l'organizzazione umanitaria "augenauf" nel 1999 la donna era stata fermata e interrogata per cinque giorni dalla Guardia Civil. In questo lasso di tempo avrebbe subito violenze sessuali e sarebbe stata obbligata a dichiarare il falso.

SDA-ATS

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