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L'esercito nigeriano segna un altro punto a suo favore nella sfibrante guerra contro Boko Haram: 338 ostaggi, quasi tutti donne e bambine, sono stati liberati nel corso di un raid condotto contro alcuni campi dei jihadisti nella loro enclave nel nord-est del Paese.

Resta ancora il mistero, tuttavia, sulla sorte delle studentesse rapite in una scuola di Chibok un anno e mezzo fa.

Le truppe nigeriane hanno reso noto di aver condotto un attacco martedì in due villaggi intorno alla foresta di Sambisa, che da tempo è la base da cui i miliziani islamici sono spesso partiti per le loro sanguinose incursioni contro la popolazione locale, in nome della sharia.

Trenta terroristi sono rimasti uccisi e 338 ostaggi, 192 bambini e 130 donne, sono stati liberati. I militari hanno diffuso le immagini di armi e munizioni sequestrate e dei cadaveri dei jihadisti. Solo quest'anno, l'esercito nigeriano ha salvato centinaia di prigionieri di Boko Haram, ma non si ha ancora notizia delle 219 studentesse di Chibok, rapite ad aprile 2014, che potrebbero essere state vendute come schiave.

Quella vicenda aveva scatenato un'ondata di indignazione a livello internazionale senza risparmiare neppure il governo, accusato di incapacità nel porre fine alla ribellione islamista che da sei anni insanguina il nord-est del Paese, con circa ventimila persone uccise e oltre due milioni di sfollati, secondo le stime dell'Onu e di Amnesty International.

La debolezza delle autorità su questo fronte è stata una delle cause principali che ha condotto i nigeriani a bocciare lo scorso marzo il presidente Goodluck Jonathan e ad eleggere il generale musulmano, Muhammadu Buhari, che aveva già guidato il Paese con una dittatura militare nei primi anni Ottanta.

Il neopresidente, dopo l'insediamento, ha promesso di fermare la rivolta entro dicembre. Negli ultimi mesi la campagna militare contro Boko Haram ha in effetti registrato un'accelerazione, grazie alla nascita di una coalizione militare costituita dalla Nigeria con i Paesi confinanti, anch'essi sotto attacco.

I ribelli sono stati costretti a ritirarsi da gran parte delle zone dello Stato del Borno dove avevano proclamato un califfato islamico alleato dell'Isis. La risposta, però, è stata ancora più virulenta, con una lunga serie di attentati suicidi. Gli attacchi hanno preso di mira soprattutto moschee e mercati affollati per punire i cristiani e musulmani che non aderivano alla loro ideologia estremista. Senza nessuno scrupolo di mandare al macello persino delle bambine imbottite d'esplosivo.

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SDA-ATS