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Nigeria: sciopero generale; polizia spara, cinque morti

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 gennaio 2012 - 20:56
(Keystone-ATS)

Primo giorno di sciopero generale in Nigeria contro il caro-benzina; primi morti e feriti tra i manifestanti quando la polizia ha sparato proiettili veri; saccheggi e attacchi a sedi istituzionali in varie località del paese; coprifuoco notturno imposto nella più grande città del nord, Kano, dove un ragazzino di 9 anni è morto calpestato dalla folla.

Secondo varie testimonianze il paese è praticamente paralizzato nelle attività commerciali e sociali ma le multinazionali del petrolio hanno garantito che per ora l'estrazione e l'esportazione dell'oro nero (2,4 milioni di barili al giorno) continua regolarmente.

I manifestanti sono scesi nelle strade a migliaia in tutte le maggiori città nigeriane, dalla capitale economica Lagos alla capitale amministrativa Abuja, alla megalopoli del nord (a maggioranza musulmana) Kano. Proprio qui vi sono stati gli scontri più violenti con la polizia che ha sparato e ha fatto ampio uso di gas lacrimogeni per impedire l'irruzione dei manifestanti in alcuni edifici pubblici: un dimostrante è stato ucciso, una trentina è rimasta ferita. E la folla che fuggiva ha travolto, calpestandolo a morte, un bambino di 9 anni. Dopo l'incendio dell'ufficio del capo dell'amministrazione regionale, le autorità locali hanno decretato il coprifuoco notturno.

Altri tre giovani sono stati colpiti a morte a Lagos (sud), dove a migliaia hanno urlato la loro rabbia e la loro frustrazione per il prezzo del carburante raddoppiato dall'inizio dell'anno a causa della repentina e inattesa cancellazione delle sovvenzioni statali. Cataste di pneumatici sono state date alle fiamme e a tarda sera si continuavano a vedere da lontano alte colonne di fumo nero. Negozi, scuole, uffici sono rimasti chiusi; dove non c'erano manifestanti, le strade erano deserte.

Lo sciopero a oltranza e la rivolta sociale cadono in un momento in cui le tensioni politico-religiose fanno temere un'escalation delle violenze tra musulmani e cristiani, in un paese dove i massacri interetnici da decenni sono una costante.

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